L’altra parte di me

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Oggi vi parlo di una parte di me, una parte molto importante, una parte che mi completa e senza la quale non potrei vivere…
Questa parte di me vive fuori di me ed è mio fratello…
Lui si chiama Danilo e, nonostante a volte lo strozzerei per quanto mi fa arrabbiare, è una delle persone più importanti e fondamentali della mia vita…
Lui è la mia allegria, la mia gioia di vivere, il mio sorriso: ha sempre la capacità di farmi ridere tantissimo anche nelle situazioni in cui sono più triste, arrabbiata o infelice…
Ha una verve tutta particolare e trova sempre la battuta giusta per farmi passare i miei soliti musi…
A volte, quando siamo a tavola, lui dice o fa qualcosa per la quale io inizio a ridere a crepapelle non riuscendo più a smettere; allora lui, con la sua faccia innocente, si gira da mia madre e le dice: “A ma’, ma guarda questa!!!!! Non posso dire niente che deve subito mettersi a ridere in questo modo!!!” E lo fa con gli occhi così furbi ed un’espressione tale che io ancor di più continuo a scompiciarmi, senza riuscire più né a mangiare né a bere a rischio di strozzarmi….
Oltre a questo suo lato comico, però, ha anche una parte matura e razionale che supera di gran lunga la mia, nonostante lui sia più piccolo di me…
Ad esempio, mentre io mi lascio prendere molto facilmente dal panico e dallo sconforto, lui, invece, mantiene un sangue freddo ed una lucidità spaventosa in diverse situazioni…
Devo a lui un sacco di passi importanti compiuti nella mia vita, come, ad esempio, la mia esperienza come commissario esterno agli esami di maturità ed il mio stesso essere qui a Pescara ora a fare questo benedetto TFA…
Sia nel primo che nel secondo caso, se non fosse stato per lui, io avrei gettato la spugna, perdendo esperienze importanti ed occasioni per il mio futuro…
Lui è molto forte caratterialmente, non è crollato come me dopo la morte di papà, ma ha preso su di sé tutte le responsabilità del caso, senza perdersi d’animo…
Non l’ho mai visto piangere davanti a me, non l’ho mai sentito lamentarsi, forse perché vedeva me così fragile, come un filo d’erba che si stava staccando per sempre dal terreno ed allora lui si è trasformato in quel terreno: non sono state le mie radici ad aggrapparsi a lui, ma è stato lui a tener ferme quelle radici, alimentandole perché si rafforzassero e non permettessero alle intemperie di strappar via per sempre quel fragile fuscello…
Ricordo ancora come mi guardava in quei momenti di disperazione mia totale, ricordo il suo sguardo spaesato, il suo non sapere come aiutarmi… Leggevo nei suoi occhi il dolore e la paura, perché non mi aveva mai visto così prima: immagino che si sentisse come un uccello in gabbia, come un carcerato con le mani legate…
Io avevo eretto un muro e solo con la dolcezza, il silenzio e la vicinanza lui è riuscito, pian piano, ad abbatterlo…
Quanto sono stata egoista!!!!
Non mi sono mai posta il problema del SUO dolore, ma lui questo non me lo ha fatto pesare mai…
Danilo è un tipo chiuso nei sentimenti: difficilmente ti dice a parole che ti vuole bene, ma te lo dimostra coi i gesti ed oggi ho voluto parlavi di lui proprio perché, come spesso succede, mi ha commosso profondamente…
Ha condiviso su fb un video con la canzone di Povia “T’insegnerò” e lo ha fatto taggandomi…

Io non la conoscevo, ma ascoltandola ci ho trovato dentro racchiusa tutta la nostra storia, tutto il nostro rapporto speciale…
Ci ho trovato dentro me e lui….
E così, anche se non ne parlo mai in questo blog, anche se lui questo blog non lo legge, perché dice che sono estremamente noiosa, io ora voglio dedicare a lui questo post perché sappia (se un giorno passerà di qui a curiosare) che lui è uno dei miei principali punti di riferimento e che sarei pronta anche a dare la mia vita per lui, per quanto lo amo…

Billy Elliot

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Avrò visto mille volte questo film ed ogni volta non riesco a trattenere le lacrime, solo che mi rendo conto che, a seconda del momento e dello stato d’animo in cui mi trovo, le cose che mi colpiscono e mi commuovono sono sempre diverse…
Oggi, ad esempio, mi sono soffermata proprio sulla parte immediatamente precedente alla scena finale, cioè il momento in cui Billy sta per lasciare, il suo mondo, la sua casa, i suoi amici e la sua famiglia per andare incontro al suo destino…
Questa scena mi ha trasmesso delle emozioni fortissime, perché in ogni sguardo, in ogni gesto, in ogni abbraccio mi sono rivista…
Billy, prima di uscire, fa andare avanti il padre ed il fratello, dicendo loro che avrebbe portato lui la valigia; si avvicina alla nonna, prova ad accarezzarle teneramente le mani, ma lei lo attira forte a sé, stringendolo in un abbraccio pieno d’amore e spingendolo via, poi, di colpo…
Questa cosa mi ha fatto ritornare alla mente una scena molto mia, una scena in cui io partivo per Roma, per l’università, ed il mio papà si reggeva ancora in piedi… Indossava una camicia bianca a quadri, un cardigan marrone e dei jeans; portava anche gli occhiali che celavano un po’ i suoi meravigliosi occhi azzurri. Era appoggiato al tavolo del salone con una mano, come se si volesse, in qualche modo, sostenere… Non stava già bene, tanto è vero che non mi accompagnava lui all’autobus, e mi salutava, con le lacrime agli occhi, tutto rosso in viso, quasi tremante per la paura che, magari, sarebbe stata l’ultima volta che mi avrebbe rivisto…
Cosa prova un genitore in quei momenti?
E cosa prova una figlia?
Tuttora me lo chiedo, quando vedo la stessa espressione di mio padre negli occhi di mia madre, tutte le volte che per motivi vari sono sempre costretta ad andar via da casa…
Tornando al film…
Billy prende la valigia e, trascinandola fuori a fatica, si guarda intorno: guarda i muri di casa sua, le sue cose, i mobili che, giorno dopo giorno, ha visto intorno a sé e che sono il suo mondo, il suo porto sicuro…
Beh, lo faccio sempre anch’io…
Do sempre un’occhiata nostalgica alla mia camera, prima di chiudere la porta per l’ultima volta, guardo sempre la scala, dopo averla scesa, guardo il salone ed il corridoio, prima di varcare la soglia di casa al contrario… E non guardo mai questi posti come in quei momenti, non saprei descrivere a parole cosa provo tutte le sante volte… È come se qualcosa si lacerasse in me per sempre…
Poi salgo in macchina, tenendo fissi gli occhi sul cortile, e mi dirigo all’autobus, proprio come Billy…
Salgo su con un groppo in gola ed il cuore che ho lasciato a terra e che non vuole staccarsi dalle persone che amo e dal finestrino guardo mio fratello e Pietro e non vedo già più mia mamma che, probabilmente, per non farmi vedere la sue lacrime (che sa mi ferirebbero più di una lama incandescente), si è già rimessa in macchina per far ritorno nella nostra casa, dove, probabilmente, per qualche giorno ancora, ritroverà il mio odore e le sarà di conforto…
Io, come Billy, cerco di strappare anche l’ultimo dialogo con loro, ma già non sento più le loro voci e sono sola, nel mio sedile, con tanti km davanti da macinare, con tanto stress da affrontare, con tante situazioni da vivere sola, completamente sola!!!
Billy è riuscito, infine, a realizzare il suo sogno, ma quello era solo un film…
Chissà io, invece, dove arriverò dopo tutti i miei sacrifici, le mie sofferenze, le mie lacrime, le mie nostalgie e mancanze…
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Anniversari

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Sono stata a letto tutto il pomeriggio ed ancora adesso non ho né la forza né la voglia di alzarmi…
Sono triste oggi, è tutto il giorno che va così: una lacrima scende, lentamente, un’altra la ricaccio indietro, un’altra ancora viene, avidamente, assorbita dal cuscino…
Sento le voci dei bambini sotto la mia finestra, le loro risa, i loro schiamazzi: giocano a pallone e mi riportano un’eco lontana di un’allegria perduta, ormai, nel tempo, quando anch’io, come loro, giocavo per strada, davanti casa, insieme ai miei amici di scuola…
Non c’è spazio, però, oggi per l’allegria nel mio cuore…
Quando ho scritto la data sul quaderno del tirocinio, ho visto che era il 19 aprile 2013…
E sì, sono passati ormai 14 anni da quando il mio papà se n’è andato…
14 anni!!!!
Gli anni dei ragazzi di quella scuola… Una vita, una vita intera…
Anche durante il ricevimento dei genitori non sono riuscita a trattenere le lacrime, quando una mamma parlava del dolore della figlia per la perdita prematura del padre…
Lei descriveva sua figlia ed io ci vedevo me stessa: le stesse sensazioni, gli stessi desideri, lo stesso dolore!!!!
Gente per me estranea, completamente sconosciuta, provava le stesse cose mie: è proprio vero che se c’è una cosa che ci accomuna tutti, indistintamente, è proprio il dolore!!!!
Quel dolore che ci portiamo dentro ormai, come se fosse la coperta di Linus, quel dolore che fa parte di noi, che ci caratterizza, che ci fa essere così come siamo: fragili e sensibili, sensibili al sentire degli altri, delle persone che ci circondano, che incrociano il nostro cammino, senza che neppure, a volte, ce ne rendiamo conto…
Eppure quel dolore è uguale per tutti ed anche le reazioni di una figlia che perde il proprio padre sono uguali per tutti: quel senso di vuoto, di solitudine, di smarrimento, di vita che ti sfugge tra le dita, quel male che ti lacera l’anima rendendola un misero brandello, quella ferita che sanguinerà per sempre…
A differenza degli altri anni, stavolta non mi sono ricordata di questa data appena sveglia, eppure nel tragitto che ho fatto da casa a scuola, per quei 30 minuti, ho pregato per te, papà… Senza neanche sapere perché, eppure si vede che tu avevi bisogno delle mie preghiere, sebbene non avessi ancora realizzato che giorno era oggi…
Ti penso e più ti penso più mi manchi…
Mi manca l’aria oggi…
Non posso essere contenta oggi, non posso stare bene: ho solo voglia di continuare a stare qui, a letto, a godermi il silenzio di un’assenza, ad assaporare anche questa tristezza, fino in fondo…
Del resto, anche lei fa parte di me…

E vado via…

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Assaporo l’ultima mattinata a casa mia, con un misto di sensazioni contrastanti ed un groppo in gola che mi stringe, mi fa male, mi soffoca, ma che non riesco a mandar giù…
Mi affaccio, in pigiama, al mio balcone: l’aria è pungente, ma sarà una bella giornata perché il cielo è azzurro e splende il sole, incurante del grigio che ho dentro io…
Guardo il verde che mi circonda, i fichi che stanno mettendo le prime foglie, i noccioli, fragili, ma di un colore brillante, il piccolissimo ciliegio carico di fiori bianchi… Ho già detto a mio fratello: “Mi raccomando, quando vengono fuori le prime ciliegie, fai una foto e mandamela su fb, voglio vederle anch’io…”
Guardo al paese, un mucchietto di case, tutte arroccate, simili ad un presepe, sento il suono delle campane della prima messa: quelle della chiesetta del Rosario suonano in contemporanea con quelle della chiesa madre ed il loro tintinnio arriva chiaro e limpido alle mie orecchie e si imprime nel mio cuore, come la voce di mia mamma che mi chiede: “Cosa vuoi che cucini? Pasta e vongole, pasta e scampi o ragù con le costine di maiale?”, sapendo già che avrei optato annuendo, con la testa, per la terza proposta… Lei sa che adoro la carne di maiale!!!!!
Conservo nel mio cuore anche le coccole di Pietro di ieri sera, le sue carezze i suoi teneri baci che mi hanno riempito tutto il viso e le sue parole: “Da quando sei tornata sei sempre stata triste, sempre con il pensiero fisso che saresti dovuta ripartire! Io non ce la faccio a vederti sempre triste!!!”
E mi suonava strano come questa frase venisse proprio da lui che non sorride mai… Allora ho cercato di fargli capire quanto sia pesante stare con chi è sempre triste… Mi sono sfogata un po’, ho pianto…
Ho tanta tensione accumulata, non ho ancora smaltito lo stress per l’intervento di mia mamma: va sempre tutto di corsa ed io non ho avuto il tempo di metabolizzare le cose, di assimilarle, analizzarle con calma, accettarle razionalmente… Sento di averle solo accantonate in un angolo per seguire il vento della vita che mi spinge qua e là, ma so anche che sono stufa di essere una nomade: un po’ qui un po’ là, fai e disfa valigie, sola, sempre sola!!!!
Vorrei una casa mia, una mia stabilità, una persona accanto che si muova con me…. Vorrei che Pietro venisse con me, vorrei che partissimo insieme per raggiungere la nostra casa, il nostro luogo di lavoro, ma insieme…
Vorrei che la mia mamma stesse bene, fosse serena, invece, l’altra sera siamo stati in pizzeria con gli zii e lei, seduta accanto a me, non ha detto una parola, era silenziosa, come un’ombra muta… Mangiava ed era come se non ci fosse… Questo mi ha fatto male, mi ha messo molta tristezza, mi ha fatto quasi paura…
Scrivo tra le lacrime che sono un misto di cose, ma tutte cose che mi dilaniano e devo farle uscire in un modo o nell’altro…
Quando si riuscirà ad essere tranquilli in questa vita? Quando si riuscirà a sentire che tutto va per il verso giusto? Quando si riuscirà a sapere di essere al proprio posto? Quando si desidererà di non essere in nessun altro luogo che in quello in cui ci si trova? Quando si riuscirà a raggiungere un equilibrio proprio? A vivere profondamente ed intensamente tutti gli affetti? Quando???
Ho sempre tante domande che affollano la mia mente e solo un’unica risposta: l’incertezza di questa vita che ti sballotta continuamente da una parte all’altra e ti fa sempre stare in pensiero e sospesa sul filo di un rasoio…

E così sono passati 4 anni…

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Queste per me sono giornate di festa: ieri era il compleanno della mia mamma, oggi del mio caro Blog…
E sì, ridendo e scherzando, sono passati ben 4 anni dalla sua nascita e, nonostante gli alti e bassi, nonostante i periodi in cui l’ho trascurato, nonostante i tanti lettori persi per strada, devo dire che da quando il mio blog esiste, non c’è stato un solo giorno in cui io non sia stata orgogliosa di lui…
Oggi si festeggia e per farlo, quest’anno, ho scelto una modalità diversa: voglio riproporre qui alcuni dei post che mi sono piaciuti di più, che mi fanno sentire fiera di me al rileggerli, che mi sono riusciti meglio di altri, anche se, poi, a tutti sono legata, essendo tutti “figli miei”…
In primis, vorrei rileggere insieme a voi Ruderi, perché le emozioni che provo davanti alle vecchie pietre sono sempre le stesse e mi piace condividerle con chi, bene o male, ha la mia stessa sensibilità…
Poi mi piacerebbe soffermarmi sui post dedicati alla mia mamma: Mani e Mamma, che adoro perché non riesco a non commuovermi rileggendoli… così come mi succede quando mi ritrovo davanti il post dedicato a mio padre: 19 aprile 1999 – 19 aprile 2009
Passerei, poi, a fare una passeggiata su Il lungo corso del fiume, che descrive la mia visione della vita e assaporare anche Il caldo tepore delle coperte, perché dopo aver riflettuto sulla vita, non si può non interrogarsi sulla morte…
E, legato a quest’ultimo tema, vorrei mettere in evidenza anche La fitta coltre del silenzio, scritto in occasione della morte di un ragazzo del mio paese…
Mi riallaccio, poi a Stefano Arata, un Grande Uomo, che oltre ad essere un omaggio dovuto, mi ha fatto avere in dono anche i ricordi di altri suoi studenti e spero me ne possa portare ancora tanti…
Belli anche Lo scrigno segreto, Dov’è il trucco? e Una parola difficile
Beh, mi fermo qui, altrimenti rischio di elencarli tutti…
Spero che, in occasione del compleanno del blog, vogliate ripercorrere alcune di queste tappe importanti e, se vi va, lasciare ancora un commento sul post che, a distanza di tempo, riesce ancora a comunicarvi qualcosa…
Io e il mio blog ne saremmo felici…
Un abbraccio a tutti e grazie di rendere questo posto così speciale.
Vi voglio bene.

“Siate le sentinelle del mattino”!!!!

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L’UNITALSI ha fatto arrivare la reliquia del Sangue di Giovanni Paolo II nelle nostre parrocchie e sono state organizzate delle veglie di preghiera.
Ieri sera, la veglia si è tenuta a Pizzo e vorrei condividere con voi un’esortazione che Giovanni Paolo II ha fatto e fa ai giovani di tutti i tempi:

Solo restando fedeli ai comandamenti di Dio, all’Alleanza che Cristo ha suggellato con il suo sangue versato sulla Croce, potrete essere gli apostoli ed i testimoni del nuovo millennio. È proprio della condizione umana e, in particolar modo, della gioventù cercare l’Assoluto, il senso e la pienezza dell’esistenza, cari giovani, nulla vi accontenti che stia al di sotto dei più alti ideali! Non lasciatevi scoraggiare da coloro che, delusi dalla vita, sono diventati sordi ai desideri più profondi e più autentici del loro cuore. Avete ragione di non rassegnarvi a divertimenti insipidi, a mode passeggere ed a progetti riduttivi. Se conservate grandi desideri per il Signore, saprete evitare la mediocrità e il conformismo così diffusi nella nostra società. Quando la luce va scemando o scompare del tutto, non si riesce più a distinguere la realtà circostante. Nel cuore della notte ci si può sentire intimoriti ed insicuri e si attende, allora, con impazienza, l’arrivo della luce dell’aurora. Cari giovani, tocca a voi essere le sentinelle del mattino che annunciano l’avvento del sole che è Cristo risorto!” (Messaggio per la GMG 2002)

Che possa essere davvero così per tutti!!!!

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