I luoghi del cuore

20-per-le-strade

Manca ormai solo una settimana al grande evento ed oggi è stata una giornata memorabile, per tantissime cose, perché ricca di emozioni belle, di divertimento, di relax, di affetto: una giornata che porterò nel cuore e che ha contribuito a rendere più bella e piena la mia vita…

Iniziamo con ordine da questa mattina: dalla messa… Una bellissima celebrazione semplice: la mia ultima da “signorina”…  e poi, l’affetto delle persone che mi hanno circondato alla fine della messa: la gioia dei bambini, l’esuberanza degli adolescenti, gli sguardi complici degli adulti e poi la gioia nei loro occhi, la partecipazione alla mia gioia!!!

Ale che mi dice che non vuole essere “solo quello che porta gli anelli, ma anche quello che lancia i fiori”…

Andrea e Sofia a parlare dei loro vestiti e delle scarpe che indosseranno…

Annamaria, sua mamma e Valentina che mi guardano ed i loro occhi che sorridono di cuore…

Don Oreste che annuncia alla comunità il nostro matrimonio…

E Giulia e Giuseppe e Vito….

E Antonellina e Giusy che mi fanno il conto alla rovescia…

… e poi c’è Lina… e Lina è sempre Lina…

E tutto è in fermento e tutto è in fibrillazione e per me è meraviglioso sentire tutto questo alone d’affetto intorno a me, che mi circonda e mi protegge e mi custodisce…

Pomeriggio, poi, l’esperienza dell’anteprima con i fotografi… Ed il ritorno nei miei luoghi del cuore: a Nicastrello, lì dove ci sono le mie origini, lì dove ritrovo me stessa, lì dove sento presenti i miei morti: mio papà, Filippo, i nonni, zia Giannina

Lì, tra quelle quattro pietre silenziose ma immortali vive il senzatempo che rende tangibile quell’eternità per cui siamo stati creati e alla quale aneliamo…

Abbiamo trovato, stranamente, la chiesa aperta e tutto era in ordine, perfetto, come se stessero aspettando solo noi… Come se gli eterni abitanti di quei luoghi sapevano che ci saremmo andati ed hanno voluto farci trovare tutto “apparecchiato” perché potessimo sentirci accolti, per darci il benvenuto, per farci capire che sono felici per noi, che ci seguono e ci accompagnano sempre, che guidano il nostro cammino e partecipano della nostra gioia; perché il passato ed il presente si incrociano, si intersecano in vista di un futuro in cui saremo insieme per sempre, di nuovo faccia a faccia…

Ho il cuore che scoppia di gioia ed oggi non c’è stato spazio per nessuna lacrima: solo felicità, amore, calore ed attimi di eternità.

Il palloncino verde

palloncino-verde

Poco più di un mese fa parlavo con mamma della prima promessa ed ecco, guardo dalla finestra, e vedo un palloncino verde che si solleva in cielo proprio in direzione del cimitero…

Non so, non lo so papà, da dove lo hai fatto uscire fuori, so, però, che mi ha trascinato sul balcone e mi ha incollato gli occhi a lui finchè non l’ho visto sparire nel nulla, così come dal nulla era partito…

Era un tuo modo per farmi capire che ci sei, che mi sei accanto, nonostante questo vuoto immenso che sento…

Lo so che ci sei, razionalmente lo so, ma il mio cuore ha bisogno anche di questi piccoli segni tangibili e tu ne sei consapevole perché mi conosci fin troppo bene e, allora, ecco che mi vieni in sogno, allegro, con delle buste piene di roba e vieni a buttarci giù dal letto: “Su!!! Che cosa fate ancora qui? È ora di alzarsi, di prepararsi perché c’è in programma una grande festa!!!”… E tu eri allegro, sorridente… ed io sono qui a piangere…

Non so cosa mi è preso oggi, proprio nella doccia, sentivo l’acqua calda scendere e a lei si mischiavano le mie lacrime e non so che cosa bruciava di più… e non so se bruciava più fuori o dentro…

L’acqua, ad un certo punto, mi è sembrata simile ad un tuo abbraccio, era consolante, era come se volesse dirmi: “Stai tranquilla, non è successo niente, io sono qui”… Ma più avvertivo dentro di me queste “parole”, più mi sentivo senza forze, svuotata, smarrita…

Tu lo sai, papà, tu lo sai, che cosa ho in cuore: sai quante incertezze attraversano la mia vita, sai quante preoccupazioni, conosci le mie apprensioni e le mie più profonde paure, che spesso si trasformano in angoscia… Ma sai già anche come andranno a finire, come si trasformeranno, a cosa porteranno e proprio perché lo sai mi sembra di vederti, come quando da bambina, facevi finta di prendere in mano una farfalla (di cui ho sempre avuto paura e ne ho tuttora) e fingevi di buttarmela addosso… Io ti guardavo tra il terrorizzato e l’arrabbiato a morte e poi ti vedevo ridere… Vedevo i tuoi occhi che si chiudevano e sentivo la tua risata e le tue parole: “Vedi? Non è niente!!! Ed anche se ci fosse stata davvero la farfalla, sarebbe stata sempre più piccola di te!!!”….

Oppure, ti sento ancora, che mi dici: “Stai morbida, non ti irrigidire, lasciati andare e cullare dall’acqua!”, così come mi dicevi quando cercavi di insegnarmi a fare il morto a mare… “Se ti irrigidisci affondi, se stai morbida, sarà l’acqua stessa a tenerti su!”… Ma io non ho imparato, papà, non ho imparato a stare morbida: sono sempre un pezzo di marmo che fa tanta ma tanta fatica a farsi scolpire e modellare…

Non è vero che i bambini non ricordano, non è vero che i bambini dimenticano con il passare del tempo… non è vero!!!

Non si dimentica niente, non si dimentica come andare in bicicletta, non si dimentica come mantenere l’equilibrio sulle due ruote: quel che è estremamente difficile è mantenere quell’equilibrio nella vita, nella vita di tutti i giorni, nelle sfide che essa ti pone davanti, nelle delusioni che, come macigni, ti pesano sulle spalle, nelle speranze svanite…

Non si dimentica l’amore immenso di un genitore e lo si cercherà per sempre in lungo e in largo finchè avremo vita, scoprendo di poterlo rincontrare solo al centro del nostro cuore, lì dove si è depositato e da dove ci accompagnerà per sempre…

Caro papà

papà

Caro papà…

Si avvicina il momento più importante della mia vita e tu non ci sei, non è una recriminazione, non voglio fartene una colpa, è solo una constatazione ed una necessità di esternare delle emozioni, delle mancanze che fanno male, feriscono come una lama affilata e rischiano di provocarmi una nuova emorragia dalla quale non riuscirei ad uscirne viva questa volta…

È tempo di preparativi qui, sai, ho un sacco di lavoro da fare, sono stanca, stanca fisicamente, ma ancor più psicologicamente…

Mi chiedo come sarebbe questo periodo se tu fossi ancora qui con me, mi chiedo se tutto sarebbe più leggero, più allegro, più spensierato…

Oggi ho iniziato a mettere a posto la mansarda con Pietro e mi è passato tra le mani un attestato in cui io, bambina, ti davo il diploma in “Miglior Amico degli Animali”… Non ho potuto non piangere rivedendo in quel foglietto la “me-bambina”, ignara ancora di cosa fosse la sofferenza, quella vera, di cosa fosse la perdita (quella terribile, atroce, indicibile) di un genitore, quella perdita che ti cambia per sempre… Non ho potuto trattenere le lacrime, e no, non si può fare quando il passato ed il presente si sfiorano così di improvviso, ma con in mezzo un vuoto: quello che tu hai lasciato, papà…

Vorrei parlarti un po’ di me: sai, sono cambiata molto dall’ultima volta che ci siamo visti… In quasi vent’anni si cambia tanto sai, mi hai lasciato a vent’anni, mi ritrovi quasi a quaranta…

Ho fatto tanta strada, ho preso tante scelte e tante decisioni, ho commesso molti moltissimi errori… Ho lasciato perdere l’inglese, sai? Mi sono laureata in spagnolo ed è stato un bel giorno quello della laurea, sono anche riuscita a non piangere, nonostante tu non ci fossi… Mi sono anche abilitata e specializzata nel sostegno… Sì, ora sono un’insegnante, come te… cioè, più o meno, non sarò mai come te, come te che, anche ora che non ci sei più da quasi vent’anni continui ad esserlo per me…

Anche ora continui ad insegnarmi delle cose: mi insegni che la morte può e deve essere una nuova nascita e tu, con la tua, hai dato un senso nuovo alla mia vita; mi insegni che non mi devo mai arrendere, perché tu non lo hai mai fatto; mi insegni che la vita è bella sempre e comunque e che va vissuta, anche quando fa terribilmente male; mi insegni che ciò che conta non ti abbandonerà mai, perché trovi il modo di farmi sapere che ci sei anche tramite un semplice salto nel passato; mi insegni che sono quella che sono perché porto in me una parte di te che non morirà mai finchè io resterò in vita; mi insegni che il tuo fisico non è accanto a me, ma la tua anima sì, sempre, e che non sarà il tuo braccio a condurmi all’altare, ma che in Danilo ci sei tu per metà, quindi ci sarai…

Sai, papà, per me non sarà la stessa cosa, nonostante tu cerchi di convincermi del contrario, la tua assenza mi fa male, non sai cosa darei per averti qui ora, in questo momento, e non sai quanto mi dispiaccia che tu ora stai soffrendo a vedermi in questo stato…

Ho conosciuto tanta gente da quando mi hai lasciato, tanta gente che mi ha dato tanto, gente che mi ha voluto bene e nella quale io ho sempre cercato un pezzettino di te…

Ricordo ancora quando, su un autobus a Roma, ho visto un pollice identico al tuo e, per un attimo, mi sono illusa di averti ritrovato, ho seguito lentamente quel braccio, fino ad arrivare al viso, ma quello no, papà, non era il tuo e, allora, ho preferito riportare la mia attenzione su quel pollice ed illudermi che un pezzo di te era ancora accanto a me… ma, poi, il pollice è sceso prima di me, insieme al suo proprietario e tu, di nuovo, non c’eri più…

Forse non smetterò mai di ricercarti, smembrato in chiunque incroci il mio cammino: cerco la tua protezione in una persona, i tuoi occhi in un’altra, le tue mani, il tuo cuore, la tua voce, l’attaccatura dei tuoi capelli, il tuo odore…

Tra i tanti ricordi della soffitta, due vecchie foto di te e mamma in viaggio di nozze…

E già, lì ero io a non esserci ancora… Ma tu, forse, non sentivi la mia mancanza perché non mi avevi ancora conosciuto… Ma conoscere qualcuno, amarlo e poi perderlo fa tanto male, papà, lacera l’anima…

Ho anche ritrovato un tuo cappello… ho provato ad abbracciarlo, ad annusarlo, ma no, tu non c’eri più: non c’era più il tuo odore, non c’era la consistenza del tuo corpo….

Dove sei papà? Dove sarai il 16 ottobre?

Dov’eri quando ho scelto il vestito da sposa, di’ un po’, mi hai visto? Ti sono piaciuta? Ero così come tu mi avresti immaginato? Ci somigliavo lontanamente? Somiglio vagamente all’idea che avevi di me? Ho rispettato qualcuna delle tue aspettative?

Sei fiero di me, papà? Puoi perdonare i miei errori? Puoi aiutare me a perdonarmi per ciò che non accetto?

Chissà come sarebbe la mia vita oggi se tu fossi stato con me, se non mi avessi lasciato così presto… chissà come sarebbe la tua…

Forse, però, è così che doveva essere: tu dovevi soffrire, io avrei dovuto continuare a farlo per il resto dei miei giorni, perché questa ferita, papà, non mi passerà mai…

Forse, però, è così che ci si salva e tu, con la tua sofferenza hai salvato me, che oggi sono quel che sono solo grazie all’immenso dolore che mi hai dato…

Mi hai ridato la vita, mi hai ricondotto a Dio, è questo il vero grande miracolo che hai compiuto in me, svelandomi, dolcemente, il vero senso profondo del mistero della sofferenza….

Le tue ultime parole per me sono state: “Ricordati, nella vita, di usare sempre la testa!!!”

Ci provo, papà, a ricordarmene, ma oggi no… Oggi voglio usare il cuore, solo quello, voglio piangere e stare male, voglio vivere fino in fondo questa emozione, anche se fa male, voglio attraversarla, tutta!!! So che non sarai d’accordo, ma oggi uso solo il cuore…

Da domani, papà, da domani, forse, riprenderò ad usare anche la testa, cercando di tenere fede ad una promessa fatta a te sul letto di morte…

Ti voglio bene e mi manchi, mi manchi da morire…

Non dimenticarti di sederti accanto a me, qualche sera, mentre dormo e, ti prego, fammi una carezza, fatti dire da Dio quanto io ne abbia bisogno, fattelo dire da Lui, perché solo Lui lo sa!!!!

Ciao papà. Ti amo!!!

I Concorso Mariano “In Cammino con Maria”

monterosso-16

Il 17 giugno c’è stata la premiazione del I Concorso Mariano “In Cammino con Maria”, organizzato dalla Congrega del SS. mo Rosario, di cui faccio parte.

E’ stata una manifestazione molto bella, che ha coinvolto la popolazione e, soprattutto, i ragazzi della scuola, che sono stati i veri protagonisti dell’evento.

L’idea di questo concorso è venuta all’ex-priore, Francesco Maio, in una delle riunioni organizzative del mese mariano: ci è parsa subito un’ottima occasione per coinvolgere i ragazzi e le loro famiglie e così ci si è messi subito all’opera per organizzare tutto nel migliore dei modi…

Sono stati due mesi intensi e faticosi dal punto di vista organizzativo: stilare il regolamento, contattare la scuola, nella persona della Dirigente Scolastica, Marialuisa Lagani e dei responsabili del plesso di Monterosso Calabro, individuare i membri della giuria, che avrebbero avuto, poi, l’onore e l’onere di visionare gli elaborati e scegliere i vincitori, organizzare la serata finale in cui ci sarebbe stata la premiazione…

Io sono stata coinvolta direttamente dal Priore, Vittorio Pittella, ed ho avuto il compito di coordinare il tutto, sempre con il suo grande appoggio.

La giuria era composta da insegnanti in pensione e in servizio: Prof. Nicola Chimirri, Prof.ssa Elisabetta La Grotteria, Prof.ssa Lionella Morano, Prof.ssa Cinzia Petrocca e Prof. Danilo Greco.

Gli elaborati visionati sono stati giudicati vincitori in base alla loro originalità, autenticità e profondità di contenuto: abbiamo voluto puntare sulle emozioni, perché, oggi, è sempre così difficile riuscire a viverle e a tirarle fuori!!!!

I ragazzi, in questo, sono stati formidabili, facendoci commuovere con la loro sensibilità ed i loro pensieri che spaziavano dai desideri di pace, di fratellanza, di uguaglianza, ai desideri di trascorrere più tempo in famiglia, ai desideri di amicizia vera e di avere una scuola più bella ed accogliente, al senso di disagio e smarrimento, causato dalle bestemmie e dalle cattiverie del mondo, al dolore per la mancanza o la perdita di una persona cara.

E’ stato davvero un bel momento, concluso con un buffet di dolci e tanta gioia nello stare insieme a condividere emozioni e sensazioni, troppo spesso trascurate e dimenticate.

Di certo ci saranno state cose che potevano essere fatte meglio, altre che sono state trascurate, ma questo era solo il primo passo, forse un po’ incerto, di un cammino che ci auguriamo lungo: chiediamo scusa se non tutto è andato come doveva, ma teniamo sempre presente il fatto che si inizia, in qualche modo, e che tutto si può sempre migliorare…

Ringrazio tutta la comunità per aver partecipato e per aver reso speciale la serata del 17 giugno e tutte le persone che si sono prodigate perché tutto riuscisse nel migliore dei modi.

Sfogo

So che manco da una vita da questo posto, un posto che un tempo era il mio rifugio, il mio sfogo, la mia distrazione, un virtuale ‘caffè letterario’ in cui incontrare belle persone, cari amici, gente con cui confrontarmi e scambiare due chiacchiere, serie, divertenti, profonde…
Oggi mi ritrovo ancora qui, come davanti ad un santuario che ho paura di profanare, come in un luogo in cui entrare in punta di piedi e senza far rumore…
Eppure, eppure, mi viene così difficile, mi sembra tutto così inconsueto, così strano… Forse questo è un posto che non sento più mio o forse no…
Non lo so…
È come se fossi un’estranea in un angolo che ho sempre percepito come mio, profondamente mio…
Oggi ho voglia di sfogarmi, di tirare fuori un po’ di cose, non so se ci riuscirò, ma voglio provarci, piano piano, come qualcuno che, come dopo un brutto incidente, riprova, lentamente a camminare…

darknessfallsblackandwhite

Sono mesi, ormai, che brancolo nel buio, un buio totale, sconfinato, che non ha principio né fine…
Avanzo a tentoni, con timore, andando a sbattere di qua e di là e tornando indietro ogni volta…
Ho una gran confusione in testa, non ho voglia di pensare, non ho voglia fare niente, di vedere gente, di parlarci al telefono: sono stufa di sentire parole, sono stufa di tutto…
Vivo nel caos più totale, soprattutto per quel che concerne le emozioni, e non ho la benché minima idea di come iniziare a rimettere un po’ d’ordine…
Forse non è arrivato ancora il momento di farlo, forse ho ancora bisogno di vivere in questo limbo…
A volte vorrei sparire: vorrei che si aprisse una voragine sotto i miei piedi, che la terra mi risucchiasse e poi tornasse a richiudersi sopra di me cancellando per sempre il mio ricordo…
A volte, invece, non faccio che piangere, lacrime e lacrime che non riesco a fermare in nessun modo: più cerco di ricacciarle indietro, più loro, prepotentemente, vengono fuori, trasformando il mio viso in una maschera irriconoscibile…
Ho tanti pesi sul cuore, tanti pensieri, tante angosce che, giorno più giorno meno, sembrano soffocarmi: mi sveglio di notte in preda al panico, sento il mio cuore pesante e dolorante, faccio fatica a riprendere sonno e, allora, i pensieri più tristi e brutti tornano ad impossessarsi di me e mi fanno ripiombare in un vortice al quale non mi posso opporre…
Mi ritrovo a sbattere in continuazione contro cose che non conosco, contro spigoli che mi feriscono, contro zone che sembrano soffici, ma alla fine sono più vischiose delle ragnatele…
Chiedo aiuto: a volte sembra che arrivi, a volte non lo scorgo né con gli occhi, né col cuore e mi illudo che, prima o poi, tutto questo finirà e tornerò a rivedere il sole e a sorridere, non solo con le labbra, ma anche con l’anima…
Voglio crederci: finirà, prima o poi, ma per ora va così ed anche questo pezzo di strada fa parte della mia vita, fa parte di me… è una strada che devo percorrere, non posso sottrarmici e l’affronto, come meglio posso, cercando di stringere i denti il più possibile…
Sento, però, che sto per crollare o, forse, questo crollo già c’è stato, ma nessuno se n’è accorto…
Forse neanche io stessa…

Genitori e figli…


Conto su di te
perche’ tu sei mio figlio,
conto su di te:
non pretendo e non voglio
che diventi un re,
nè un campione sul miglio,
ma soltanto che
tu faccia sempre del tuo meglio.

Conto su di te
perchè porti rispetto
a tua madre e a me
come all’ultimo insetto
che ha creato Dio
e se io mi addormento,
prendi il posto mio
per tirare il carretto.

Conto su di te:
non scansare la lotta,
conto su di te
perchè affronti la roccia
che una vita è
e lo faccia meglio di me.

Conto su di te
perchè studi e lavori
oltre che per te
perchè il mondo migliori
e se avrai di più,
non nasconder tesori
pensa che c’è un Dio
nei tuoi fratelli chiusi fuori.

Conto su di te
per fermare il cemento
sulla prateria,
dove gli scappamenti
sputano follia
e mortali incidenti,

conto su di te
per salvare una trota,
soffocata da una plastica idiota,
conto su di te
perche’ vinca la vita e
la bomba ammuffisca
la dove sta.

Conto su di te
che hai la vita davanti,
se assomigli a me
anche nei sentimenti
forse soffrirai,
navigando di fronte
e saranno guai
difendere un’idea
o un’amante,
ma io sento che
l’importante è nel cuore.

Conta su di me
per sbagliare ed amare,
conta su di me,
come io conto su di te.

Disegni e barche

disegno
Succedono delle cose nella vita di una persona che non puoi né sai spiegare, cose per cui ti arrabbi, ti scoraggi, urli contro il cielo e contro tutti: a distanza di tempo ti rendi conto che quelle cose, successe anni prima, che ti hanno provocato dolore, angoscia, ansia, preoccupazione, sono state pensate e progettate per realizzare un sogno importante o per il soddisfacimento di un bisogno…
Erano solo le fondamenta per qualcosa, ma noi, così piccoli, fragili, anche un po’ orbi, non riusciamo a capire, non riusciamo a vedere oltre il nostro naso, non riusciamo a spiegarci perché: perché sempre tutto a noi, perché sempre qualcosa di brutto…
Poi passa il tempo, ricomponi i pezzi del puzzle e inizi a spiegarti tante cose e capisci che anche quando era tutto buio, anche quando era tutto nero, qualcuno, in realtà, stava lavorando per te, alacremente, qualcuno progettava da sempre cose che neppure lontanamente ci saremmo immaginati…
E così, tra alti e bassi, si continua ad andare avanti e a lottare: tra una notizia bella ed altre che continuano a soffocarti, tra un vai e vieni, che, difficilmente è di piacere, vivo un periodo in cui ho scelto di non opporre alcuna resistenza (anche perché non ne ho le forze), in cui ho scelto di lasciarmi trasportare dalla corrente, di lasciarmi sballottare qua e là dalle onde, come se fossi una barca in mezzo alla tempesta… Un giorno qui un giorno lì, un giorno bene un giorno male, un giorno su ed uno giù…
E’ così che va, è così che va la vita ed io continuo ad essere una barca, in attesa che, prima o poi, la tormenta si plachi e con la speranza di uscire da essa indenne, per quanto possibile…
Med_Yacht_1

Voci precedenti più vecchie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: