Il fluire del tempo

human-aging

E ti voglio ricordare com’eri: sempre bella, a modo tuo curata, sempre con i tacchi, senza i quali dicevi di sentirti cadere all’indietro…

Quanti sacrifici che hai fatto: tirar su 5 figli, quasi da sola… quanti lavori, quanti chilometri a piedi hai percorso, su e giù, tra casa e campagna… quanta legna hai trasportato sulla tua testa, protetta solo da un po’ di stoffa attorcigliata su se stessa…

Eppure i tuoi capelli erano sempre brillanti, i tuoi occhi sereni, il tuo cuore leggero ed il tuo sorriso sempre pronto, così come una parola buona…

Quante volte ti ho visto salire da noi, quando ancora abitavamo vicini, a portarci un po’ di ortaggi e legumi, prodotti con il sudore della tua fronte…

Quanti pranzi hai preparato e che buone le tue polpette…

Non hai avuto una vita facile, zia: una bimba morta da piccola e della quale tu parlavi sempre con un velo di tristezza nello sguardo; un altro figlio morto da poco e che era così importante e così speciale per tutti noi…

Quanto dolore può provare una madre?

Quanto dolore può provare una donna?

Oggi sono venuta a trovarti e, forse, era meglio se non venivo…

Mi ha fatto male, zia, vederti così, in un letto, piccola, indifesa, senza più forze, neppure per parlare…

Quanto male mi ha fatto sentirti pronunciare le parole: “E’ dura!!!”

Cosa pensi?

Cosa sente il tuo cuore di madre?

Non ho avuto il coraggio di chiedertelo e, forse, è stato meglio così, perché mi pare di sentire profondamente ciò che provi ed è davvero dura, zia, davvero dura…

Sei una parte importante della mia infanzia, che va, sempre più, pian piano, sgretolandosi…

Tutto svanisce come un’immagine in dissolvenza, lasciando dietro sé solo fumo e nebbia fitta…

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