Gli indifferenti? Li vomito!


“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
(A. Gramsci, “La città futura”)

Beh, non c’è che dire: fa un certo effetto iniziare la giornata in questo modo… Leggere questo scritto nel blog di un caro amico, mi ha fatto venire i brividi, oltre a farmi tornare in mente quanto c’è scritto nell’Apocalisse: “Così parla l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio: Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.”
Sempre di più abbiamo la prova che le cose di Dio non sono mai staccate dalla vita e dalle scelte dell’uomo… Essere buoni cittadini significa essere bravi cristiani ed essere bravi cristiani significa essere buoni cittadini…
Del resto, Gesù non è venuto a portare la pace su questa terra, ma la guerra, la spada il fuoco… E penso intendesse proprio questo: la Sua pace non è quella che ti permette di dormire su 7 cuscini, infischiandotene altamente di ciò che succede intorno a te. La Sua pace è una pace che ti fa essere sempre in guerra, sempre irrequieto, che non ti fa dormire la notte per le troppe ingiustizie che ci sono al mondo….

I veri costruttori di pace sono sempre in guerra, lottano, lottano per assicurare pace, benessere e tranquillità a chi è oppresso, sfruttato, martoriato!!!!
Ecco chi sono i costruttori di pace, ecco la pace di Dio, che è ben lontana dall’indifferenza e dal fatalismo!!!!!

Annunci

A*rivederci…


Tu sei tra quelli che è stato tanto amato; sei stato il mio migliore amico per 17 lunghi anni ed oggi, qui, con un dolore immenso devo salutarti per sempre…
Per morire hai scelto il terrazzino che dà sulla finestra dello studio, la stanza dove io dò ripetizione ai bimbi, chissà perchè, forse ti sentivi meno solo…
Oh, mio dolce Mozart, quanto fa male doverti dire “Addio”…
Mi ritornano in mente le parole di Angelo che, un anno fa, quando sei stato male la prima volta, mi disse: “Purtroppo, a questa età può succedere da un momento all’altro: lui ti guarderà per l’ultima volta con i suoi occhi dolci e ti saluterà…” E così è stato: ieri sera, dopo 3 lunghi giorni di agonia, mi hai guardato per l’ultima volta, quando sono uscita a farti la puntura, per aiutarti a respirare meglio…
E stamattina? Più nulla, neanche un respiro, sebbene il vento agitasse il tuo pelo, illudendomi che tu fossi ancora vivo…
Sai come ti ricorderò? Come in quella foto che avevo sulla mia scrivania a Roma, una foto di 13 anni fa, quando tu eri solo un meraviglioso cucciolo di 4 anni ed io una ragazza, non ancora provata dal dolore… Tu non avevi dolori fisici ed io non ne avevo di morali….
Tu ti sollevavi facilmente sulle tue zampe posteriori per abbracciarmi ed il mio cuore ed i miei occhi erano ancora liberi dai veli del dolore…
Ci rincontreremo, sai? Ci rincontreremo e saremo in quel modo: tu senza acciacchi ed io senza lacrime che rigano il volto e l’anima…
Ci rincontreremo e staremo di nuovo insieme, questa volta per sempre: tu non mi lascerai più ed io ti accarezzerò tra le orecchie, come piaceva tanto a te, al punto che arrivavi a farmi “le fusa”…
Ciao Mozart mio, mi mancherai da morire…
A*rivederci… 😦

“Anno nuovo”, “Vita” nuova

Abbiamo ricominciato con il catechismo, in verità, già da un po’ di tempo ufficialmente, ma, praticamente, abbiamo fatto due incontri veri e propri e, se consideriamo che giovedì scorso tutti e tre i gruppi delle medie sono stati insieme, posso dire che quello di oggi è stato il primo vero incontro in assoluto!!!!
Devo confessare che sono partita con uno stato d’animo completamente sfiduciato, vista l’esperienza dello scorso anno, in cui ogni giovedì tornavo a casa praticamente piangendo… 😦 E, poiché, mi è capitato lo stesso gruppo, potete bene immaginare quanto potessi essere euforica e carica….
Però, c’è un però, (e spero davvero di non parlare troppo presto) quest’anno devo ammettere di essermi sbagliata e, ancora una volta, il Signore ha voluto sottolineare e apostrofare la mia poca fede…
Beh, meglio così!!!! 🙂
La scorsa volta sono tornata a casa superfelice ed oggi lo sono ancora di più…
Ho una nuova “collega” di catechismo ed abbiamo deciso, di comune accordo, di non darci scadenze precise, ma di lasciar fluire il discorso, ovviamente, pilotandolo in base al messaggio che vogliamo far passare, ma lasciando molto spazio anche ai ragazzi, alla loro partecipazione attiva, alle loro domande, ai loro dubbi, alle loro esperienze… E devo dire che, finora, è andato tutto a meraviglia!!!! 🙂
Il percorso che abbiamo intenzione di fare è lungo e complesso: vogliamo far conoscere loro un Gesù diverso da quello che passa di solito, (distaccato, lontano, noioso nel senso che sta sempre a mani giunte e con gli occhi rivolti al cielo), vogliamo che scoprano un Gesù che è vicino alla loro vita, vogliamo cercare di attualizzare il Vangelo e far capire loro che lo si può vivere anche oggi, vogliamo far in modo che riescano ad innamorarsi di Gesù, che prendano coscienza del loro ruolo nella storia, che imparino ad apprezzare la vita, quella vera, ma vogliamo che ci arrivino vivendo una bella esperienza di Chiesa e di Cristo.
Quello che speriamo è che possano avere questo incontro personale con il nostro Signore, cosicché possano venire “rapiti” da Lui e decidano di essere Suoi per sempre!!!!
Non c’è niente di più bello che essere di Cristo e scegliere volontariamente di essere dei Suoi, senza costrizioni e senza obblighi, ma solo per amore….
E’ questo l’augurio che mi sento di fare ai miei ragazzi, alla mia “collega” Katia ed anche a me stessa…

Di nuovo mio…


Dopo settimane e settimane di dura agonia, questo maledetto computer non ne voleva più sapere di funzionare, mannaggia a lui e poi dici che non ti devi incavolare!!!!
Mah…
Ora, però, è tornato, finalmente, tra le mie grinfie ed io posso riprendere le mie “attività”… Ihihih… 😀
Buona domenica a tutti coloro che passeranno di qui…

La Croce di Cristo


Fb è una piattaforma e, come qualsiasi oggetto, ognuno può scegliere come utilizzarlo: lo si può fare con intelligenza, oppure decidendo di seguire la massa…
Perché? Ma semplice: per apparire simpatici, ridicoli, “alla moda”, perché così ci si sente omologati a tutto ciò che ci sta intorno, non ci si sente fuori dal coro…
Già, proprio per questi motivi…
Però, oggi, sempre meno ci si rende conto che ognuno di noi è un essere a sé, dotato di un cervello, di un’intelligenza, di una capacità di discernimento; ognuno di noi è un essere pensante o, per lo meno, così dovrebbe essere…
In realtà, più vado avanti, più mi rendo conto che non è così…
Alla base di questo post c’è una delle mie solite riflessioni…
Ultimamente gira su fb un disegno che ironizza e fa dello spirito su Gesù e sulla Sua Croce, proveniente da una pagina intitolata “Ridi ca**o!” o una cosa del genere…
E tutti la condividono “simpaticamente”, così, per ridere, con dei commenti del tipo: “Ahahah” oppure “Troppo forte”…. Ed io ancora mi chiedo che cavolo ci sarà mai da ridere su una cosa del genere, su una foto del genere, un disegno, una vignetta o che diavolo è….
Mah… 😦
Quando l’ho vista per la prima volta mi ha fatto rabbrividire…
Ma davvero la Croce di Cristo è così ridicola, davvero ci possiamo permettere di ironizzare su questo???
Davvero????
Ma cosa ne sappiamo noi davvero che cosa sia la Croce di Cristo? Che cosa rappresenta? Che cosa è stata? Quanto è costata?
Purtroppo, poi, queste cose vengono condivise da persone che sono di cultura cristiana, che hanno fatto la Cresima e, proprio per questo, dovrebbero testimoniare quel Cristo che su quella Croce è morto, è morto per noi, per ridarci la vita…
Mi fa una rabbia tutto questo, perché io penso: se sei cristiano, davanti a quella Croce devi solo inchinarti e meditare, percepire dentro la sua grandezza ed essere grato a quello strumento di morte che, grazie a Colui che vi è stato barbaramente appeso, è diventato strumento di vita… Se non sei cristiano, non dovrebbe proprio interessarti come simbolo, perché, se non sei cristiano, la Croce è uguale al palo della scopa, al battipanni, ad una scarpa vecchia… Che cosa ci sarà mai da ridere di fronte a questi oggetti?
Mah…
Mi piacerebbe tanto riflettere un po’ seriamente sulla Croce, sulla Croce di Cristo…
E’ proprio davanti ad un Crocifisso di legno che è avvenuta la mia conversione, che ho sentito Dio che parlava al mio cuore, è proprio davanti ad una Croce che ho ricominciato a vivere, a riprendere in mano la mia vita dopo il periodo più buio e difficile di tutta la mia esistenza e, da allora, ogni mia sofferenza, ogni mia difficoltà, ogni mia caduta ha senso solo grazie a quella Croce…
Io credo che queste persone non abbiano mai vissuto veramente la Croce, non abbiano mai dovuto portarne una, non abbiano mai verificato quanto essa possa essere pesante, dura, difficile, senza quel Cristo che ci è morto sopra, senza quel Cristo che si trasforma per te in Cireneo, aiutandoti a portare la tua di croce, senza quel Gesù che ci ha detto di andare dietro a Lui perché “il suo giogo è dolce e il suo carico leggero”…
Lo è? Lo è davvero????
Sì, lo è, solo se quella croce, la tua, la sorregge Lui; solo se tu Lo accogli dentro di te, per far sì che tutta la tua vita sia centrata in Lui, senza ridere di Lui, senza ridere della Sua morte, ma aprendoti a Lui che, a Sua volta, aprirà la tua mente, facendoti rendere conto che non tutto è lecito e che la massa, troppo spesso, tende al precipizio e noi, non per forza dobbiamo seguirla, ma dobbiamo distinguerci e “splendere come lampade” in “questa generazione tortuosa e perversa”…

Una parola difficile…


Penso e ripenso, scrivo e cancello, cerco insistentemente, ma non riesco a trovare le parole giuste per poter descrivere ciò che ho in mente…
Ho chiaro il “tema”, l’ “argomento”, ma non ho chiaro il suo svolgimento…
Quello di cui vorrei parlare è la condivisione, ma come è difficile viverla, allo stesso modo è difficile parlarne…
Essa porta con sé delle sensazioni, delle emozioni contrastanti ed ingarbugliate, così come sono ingarbugliati i miei pensieri su questo aspetto importantissimo della vita di ognuno di noi…
Ma cosa significa veramente condividere?
Innanzitutto credo che per poter condividere davvero qualcosa ci sia bisogno di una base di partenza: l’amore, quello con la A maiuscola che non ha sesso, né nome, un amore incondizionato, smisurato, disinteressato per qualcuno. Se manca questo fondamento non ci può essere condivisione…
La condivisione, per me, è gioia nella gioia, dolore nel dolore, ansia nell’ansia, riso nel riso, pianto nel pianto, emozione nell’emozione; è provare gli stessi sentimenti che prova la persona che hai di fronte, che cammina accanto a te…
La condivisione è addormentarsi con un pensiero e svegliarsi con quello stesso pensiero; è empatia: quell’empatia che ti porta ad entrare in perfetta sintonia con qualcuno e riuscire a pensare ciò che quel qualcuno pensa, provare ciò che lui prova…
E’ guardare una persona negli occhi e capire ciò che ti vuol dire, ma anche ciò che non ti vuole dire, magari per paura di ferirti o di spaventarti o di allarmarti, guardarla anche solo da lontano e percepire se è felice o meno, se è tranquilla o non lo è; avvertire se nella sua voce c’è un tremito di emozione e se essa è positiva o negativa.
E’ guardare le sue mani e vedere se tremano; è guardare i suoi movimenti; è ascoltare il sottofondo delle sue parole e trovare dentro ciò che, velatamente, ti sta dicendo pur affermando qualcosa di diverso…
E’ ascoltare uno sfogo e farlo tuo; è dare un consiglio che va oltre ciò che farebbe piacere a te, solo ed esclusivamente per il suo bene…
E’ portare i pesi di chi ti sta a fianco, facendolo con il sorriso sempre sulle labbra; è guardare nella stessa direzione, vedere le stesse cose, cercando, però, di stare accanto e sostenere l’altro quando le sue gambe si piegano, indicargli la luce quando i suoi occhi vedono solo nero…
Per quanto la condivisione, spesso, possa farti soffrire e possa porti in una condizione di “com-passione”, credo sia un’esperienza di vita estremamente importante da fare, nella speranza che la persona, che riesce a darti tutte queste emozioni, (positive o negative che siano), si possa sentire più sollevata dal fatto che tu sei lì, sei lì per lei, ci sarai sempre perché l’amore che hai nei suoi confronti supera i confini del tempo e dello spazio…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: