Responsi

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Oggi giorno di S. Giacomo, messa in suo onore pomeriggio: non avrei dovuto andarci, non avrei voluto andarci, stanca morta per com’ero…

Ero buttata sul divano, come un sacco di patate, quando ecco: due responsi tanto attesi sono arrivati proprio oggi, proprio nel giorno di San Giacomo ed il minimo che io potessi fare era andare a messa a ringraziare per tanti doni, per tanta gioia, per un qualcosa di superiore ad ogni attesa…

Decido, prima di scendere, di leggere la liturgia della parola (2Cor 4, 7-15; Sal 125) e che cosa trovo???

Al solito qualcosa di strepitoso, di incredibile, di assolutamente inimmaginabile!!! Eppure sì, era vero, era prorpio vero: anche stavolta il Signore parlava con me, parlava di me, descriveva perfettamente la situazione in cui ero e così, ecco che cosa mi trovo sotto gli occhi e, dritto nel cuore: “… siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi…”.

È proprio così che mi sono sentita nei giorni e, anche nei mesi, scorsi: tribolata, sconvolta, perseguitata, colpita, stanca… Ma oggi ho scoperto che questi sono i nostri sentimenti, le nostre sensazioni, ma che, poi, la grazia di Dio è sempre lì, sempre presente, sempre pronta a risollevarci e a ridarci vita, vita sempre nuova, sempre bella, sempre piena…

Poi ancora trovo nel Salmo: “Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia”!!! E già, questo versetto lo avevo usato in un altro mio vecchio post ed oggi, eccolo qui di ritorno, ancora una volta…

Solo Dio sa quanti sacrifici, quanti affanni, quante lacrime ho versato durante gli anni, nel periodo dei miei studi, durante la mia formazione… Solo Lui lo sa ed oggi, finalmente, raccolgo, raccolgo nella gioia!!! Certo non canto ancora definitivamente vittoria, ma un grande, grandissimo passo avanti è stato fatto e la Parola di Dio è sempre qui a sostenermi, è sempre qui ad incoraggiarmi, è sempre qui a spingermi sempre più avanti, un passettino per volta…

Ed io oggi non potevo non essere lì a ringraziare!!!

Caro papà

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Caro papà…

Si avvicina il momento più importante della mia vita e tu non ci sei, non è una recriminazione, non voglio fartene una colpa, è solo una constatazione ed una necessità di esternare delle emozioni, delle mancanze che fanno male, feriscono come una lama affilata e rischiano di provocarmi una nuova emorragia dalla quale non riuscirei ad uscirne viva questa volta…

È tempo di preparativi qui, sai, ho un sacco di lavoro da fare, sono stanca, stanca fisicamente, ma ancor più psicologicamente…

Mi chiedo come sarebbe questo periodo se tu fossi ancora qui con me, mi chiedo se tutto sarebbe più leggero, più allegro, più spensierato…

Oggi ho iniziato a mettere a posto la mansarda con Pietro e mi è passato tra le mani un attestato in cui io, bambina, ti davo il diploma in “Miglior Amico degli Animali”… Non ho potuto non piangere rivedendo in quel foglietto la “me-bambina”, ignara ancora di cosa fosse la sofferenza, quella vera, di cosa fosse la perdita (quella terribile, atroce, indicibile) di un genitore, quella perdita che ti cambia per sempre… Non ho potuto trattenere le lacrime, e no, non si può fare quando il passato ed il presente si sfiorano così di improvviso, ma con in mezzo un vuoto: quello che tu hai lasciato, papà…

Vorrei parlarti un po’ di me: sai, sono cambiata molto dall’ultima volta che ci siamo visti… In quasi vent’anni si cambia tanto sai, mi hai lasciato a vent’anni, mi ritrovi quasi a quaranta…

Ho fatto tanta strada, ho preso tante scelte e tante decisioni, ho commesso molti moltissimi errori… Ho lasciato perdere l’inglese, sai? Mi sono laureata in spagnolo ed è stato un bel giorno quello della laurea, sono anche riuscita a non piangere, nonostante tu non ci fossi… Mi sono anche abilitata e specializzata nel sostegno… Sì, ora sono un’insegnante, come te… cioè, più o meno, non sarò mai come te, come te che, anche ora che non ci sei più da quasi vent’anni continui ad esserlo per me…

Anche ora continui ad insegnarmi delle cose: mi insegni che la morte può e deve essere una nuova nascita e tu, con la tua, hai dato un senso nuovo alla mia vita; mi insegni che non mi devo mai arrendere, perché tu non lo hai mai fatto; mi insegni che la vita è bella sempre e comunque e che va vissuta, anche quando fa terribilmente male; mi insegni che ciò che conta non ti abbandonerà mai, perché trovi il modo di farmi sapere che ci sei anche tramite un semplice salto nel passato; mi insegni che sono quella che sono perché porto in me una parte di te che non morirà mai finchè io resterò in vita; mi insegni che il tuo fisico non è accanto a me, ma la tua anima sì, sempre, e che non sarà il tuo braccio a condurmi all’altare, ma che in Danilo ci sei tu per metà, quindi ci sarai…

Sai, papà, per me non sarà la stessa cosa, nonostante tu cerchi di convincermi del contrario, la tua assenza mi fa male, non sai cosa darei per averti qui ora, in questo momento, e non sai quanto mi dispiaccia che tu ora stai soffrendo a vedermi in questo stato…

Ho conosciuto tanta gente da quando mi hai lasciato, tanta gente che mi ha dato tanto, gente che mi ha voluto bene e nella quale io ho sempre cercato un pezzettino di te…

Ricordo ancora quando, su un autobus a Roma, ho visto un pollice identico al tuo e, per un attimo, mi sono illusa di averti ritrovato, ho seguito lentamente quel braccio, fino ad arrivare al viso, ma quello no, papà, non era il tuo e, allora, ho preferito riportare la mia attenzione su quel pollice ed illudermi che un pezzo di te era ancora accanto a me… ma, poi, il pollice è sceso prima di me, insieme al suo proprietario e tu, di nuovo, non c’eri più…

Forse non smetterò mai di ricercarti, smembrato in chiunque incroci il mio cammino: cerco la tua protezione in una persona, i tuoi occhi in un’altra, le tue mani, il tuo cuore, la tua voce, l’attaccatura dei tuoi capelli, il tuo odore…

Tra i tanti ricordi della soffitta, due vecchie foto di te e mamma in viaggio di nozze…

E già, lì ero io a non esserci ancora… Ma tu, forse, non sentivi la mia mancanza perché non mi avevi ancora conosciuto… Ma conoscere qualcuno, amarlo e poi perderlo fa tanto male, papà, lacera l’anima…

Ho anche ritrovato un tuo cappello… ho provato ad abbracciarlo, ad annusarlo, ma no, tu non c’eri più: non c’era più il tuo odore, non c’era la consistenza del tuo corpo….

Dove sei papà? Dove sarai il 16 ottobre?

Dov’eri quando ho scelto il vestito da sposa, di’ un po’, mi hai visto? Ti sono piaciuta? Ero così come tu mi avresti immaginato? Ci somigliavo lontanamente? Somiglio vagamente all’idea che avevi di me? Ho rispettato qualcuna delle tue aspettative?

Sei fiero di me, papà? Puoi perdonare i miei errori? Puoi aiutare me a perdonarmi per ciò che non accetto?

Chissà come sarebbe la mia vita oggi se tu fossi stato con me, se non mi avessi lasciato così presto… chissà come sarebbe la tua…

Forse, però, è così che doveva essere: tu dovevi soffrire, io avrei dovuto continuare a farlo per il resto dei miei giorni, perché questa ferita, papà, non mi passerà mai…

Forse, però, è così che ci si salva e tu, con la tua sofferenza hai salvato me, che oggi sono quel che sono solo grazie all’immenso dolore che mi hai dato…

Mi hai ridato la vita, mi hai ricondotto a Dio, è questo il vero grande miracolo che hai compiuto in me, svelandomi, dolcemente, il vero senso profondo del mistero della sofferenza….

Le tue ultime parole per me sono state: “Ricordati, nella vita, di usare sempre la testa!!!”

Ci provo, papà, a ricordarmene, ma oggi no… Oggi voglio usare il cuore, solo quello, voglio piangere e stare male, voglio vivere fino in fondo questa emozione, anche se fa male, voglio attraversarla, tutta!!! So che non sarai d’accordo, ma oggi uso solo il cuore…

Da domani, papà, da domani, forse, riprenderò ad usare anche la testa, cercando di tenere fede ad una promessa fatta a te sul letto di morte…

Ti voglio bene e mi manchi, mi manchi da morire…

Non dimenticarti di sederti accanto a me, qualche sera, mentre dormo e, ti prego, fammi una carezza, fatti dire da Dio quanto io ne abbia bisogno, fattelo dire da Lui, perché solo Lui lo sa!!!!

Ciao papà. Ti amo!!!

I Concorso Mariano “In Cammino con Maria”

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Il 17 giugno c’è stata la premiazione del I Concorso Mariano “In Cammino con Maria”, organizzato dalla Congrega del SS. mo Rosario, di cui faccio parte.

E’ stata una manifestazione molto bella, che ha coinvolto la popolazione e, soprattutto, i ragazzi della scuola, che sono stati i veri protagonisti dell’evento.

L’idea di questo concorso è venuta all’ex-priore, Francesco Maio, in una delle riunioni organizzative del mese mariano: ci è parsa subito un’ottima occasione per coinvolgere i ragazzi e le loro famiglie e così ci si è messi subito all’opera per organizzare tutto nel migliore dei modi…

Sono stati due mesi intensi e faticosi dal punto di vista organizzativo: stilare il regolamento, contattare la scuola, nella persona della Dirigente Scolastica, Marialuisa Lagani e dei responsabili del plesso di Monterosso Calabro, individuare i membri della giuria, che avrebbero avuto, poi, l’onore e l’onere di visionare gli elaborati e scegliere i vincitori, organizzare la serata finale in cui ci sarebbe stata la premiazione…

Io sono stata coinvolta direttamente dal Priore, Vittorio Pittella, ed ho avuto il compito di coordinare il tutto, sempre con il suo grande appoggio.

La giuria era composta da insegnanti in pensione e in servizio: Prof. Nicola Chimirri, Prof.ssa Elisabetta La Grotteria, Prof.ssa Lionella Morano, Prof.ssa Cinzia Petrocca e Prof. Danilo Greco.

Gli elaborati visionati sono stati giudicati vincitori in base alla loro originalità, autenticità e profondità di contenuto: abbiamo voluto puntare sulle emozioni, perché, oggi, è sempre così difficile riuscire a viverle e a tirarle fuori!!!!

I ragazzi, in questo, sono stati formidabili, facendoci commuovere con la loro sensibilità ed i loro pensieri che spaziavano dai desideri di pace, di fratellanza, di uguaglianza, ai desideri di trascorrere più tempo in famiglia, ai desideri di amicizia vera e di avere una scuola più bella ed accogliente, al senso di disagio e smarrimento, causato dalle bestemmie e dalle cattiverie del mondo, al dolore per la mancanza o la perdita di una persona cara.

E’ stato davvero un bel momento, concluso con un buffet di dolci e tanta gioia nello stare insieme a condividere emozioni e sensazioni, troppo spesso trascurate e dimenticate.

Di certo ci saranno state cose che potevano essere fatte meglio, altre che sono state trascurate, ma questo era solo il primo passo, forse un po’ incerto, di un cammino che ci auguriamo lungo: chiediamo scusa se non tutto è andato come doveva, ma teniamo sempre presente il fatto che si inizia, in qualche modo, e che tutto si può sempre migliorare…

Ringrazio tutta la comunità per aver partecipato e per aver reso speciale la serata del 17 giugno e tutte le persone che si sono prodigate perché tutto riuscisse nel migliore dei modi.

Il fluire del tempo

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E ti voglio ricordare com’eri: sempre bella, a modo tuo curata, sempre con i tacchi, senza i quali dicevi di sentirti cadere all’indietro…

Quanti sacrifici che hai fatto: tirar su 5 figli, quasi da sola… quanti lavori, quanti chilometri a piedi hai percorso, su e giù, tra casa e campagna… quanta legna hai trasportato sulla tua testa, protetta solo da un po’ di stoffa attorcigliata su se stessa…

Eppure i tuoi capelli erano sempre brillanti, i tuoi occhi sereni, il tuo cuore leggero ed il tuo sorriso sempre pronto, così come una parola buona…

Quante volte ti ho visto salire da noi, quando ancora abitavamo vicini, a portarci un po’ di ortaggi e legumi, prodotti con il sudore della tua fronte…

Quanti pranzi hai preparato e che buone le tue polpette…

Non hai avuto una vita facile, zia: una bimba morta da piccola e della quale tu parlavi sempre con un velo di tristezza nello sguardo; un altro figlio morto da poco e che era così importante e così speciale per tutti noi…

Quanto dolore può provare una madre?

Quanto dolore può provare una donna?

Oggi sono venuta a trovarti e, forse, era meglio se non venivo…

Mi ha fatto male, zia, vederti così, in un letto, piccola, indifesa, senza più forze, neppure per parlare…

Quanto male mi ha fatto sentirti pronunciare le parole: “E’ dura!!!”

Cosa pensi?

Cosa sente il tuo cuore di madre?

Non ho avuto il coraggio di chiedertelo e, forse, è stato meglio così, perché mi pare di sentire profondamente ciò che provi ed è davvero dura, zia, davvero dura…

Sei una parte importante della mia infanzia, che va, sempre più, pian piano, sgretolandosi…

Tutto svanisce come un’immagine in dissolvenza, lasciando dietro sé solo fumo e nebbia fitta…

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 16.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Virtù eroiche

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Mi sono sempre chiesta cosa fossero davvero, concretamente queste virtù eroiche…

Sì, certo, avrei potuto fare una ricerca su internet, ma ho preferito rispondere a questa domanda, in base a ciò che sento io e lo voglio fare parlandovi della mamma di un mio caro amico, di un amico fraterno, Nicola, che ci ha lasciato l’altro ieri…

Lei si chiamava Rosetta…

Ha sofferto molto nella sua vita, per varie vicissitudini e, da due anni a questa parte si era ammalata di tumore. Tutto questo, però, non è bastato a spegnere il suo splendido sorriso…

Ha sempre affrontato la sua vita con grinta e coraggio, superando le difficoltà con fiducia nel domani, non si è mai arresa, non ha mai imprecato, mai recriminato, non si è mai lamentata per la sua condizione, non si è mai chiusa, non si è mai ripiegata su se stessa, ma ha accettato pienamente la volontà di Dio, avendo sempre un occhio proteso verso l’altro…

Durante il periodo della malattia, non ha mai trascurato di prendere il telefono per chiamare mia madre, (che stava meglio di lei): “Buona sera signora, sono la mamma di Nicola, come state?”

Così iniziavano le sue telefonate… Si preoccupava per mia mamma, per noi… E ti telefonava non per dovere, non perché doveva farlo, ma perché aveva piacere di sentirti, di sapere che stavi bene e lo si leggeva dal tono della sua voce, una voce piccola, flebile, sottile, cortese, dolcissima…

E poi, ancora… “A Nicola mio, vedo che il garage di Danilo è aperto, di certo starà facendo qualche lavoro, vai a dargli una mano…

Noi abitiamo di fronte, se così si può dire… Le nostre case sono lontane, ma in linea d’aria siamo vicinissimi: lei dalla sua vetrata si rendeva conto che mio fratello avrebbe potuto aver bisogno d’aiuto e, allora, mandava il figlio qui da noi a vedere se avevamo necessità di qualcosa, rinunciando lei stessa ad averlo in casa se mai avesse avuto bisogno lei…

E ancora, nell’ultimo periodo della sua malattia, quello più brutto, quello più duro, quello più atroce, quando si trovava in ospedale, io sono andata a trovarla con mio fratello una sera e non stava bene: per la prima volta non ce l’ha fatta a sorriderci e, così, sono andata via molto triste e preoccupata… Lei lo avrà percepito e il giorno dopo ha chiesto a Nicola di chiamare mio fratello: “Nicola, chiama Danilo e digli di dire a Deborath che oggi sto meglio, di non preoccuparsi!!!

Pur nella sua grande sofferenza, lei si preoccupava per me…

Non voleva dare disturbo, non voleva che gli altri si preoccupassero o soffrissero per lei, ha vissuto la sua malattia con quella serena discrezione che ha caratterizzato tutta la sua vita…

Ha vissuto, gli ultimi giorni, in attesa di vedere la nipotina e ce l’ha fatta: è riuscita a conoscerla e a stare con lei per un’ora soltanto… Le ha dato, però, in quella singola ora, tutto l’amore di cui era capace, ha concentrato in un’ora tutto l’amore di una vita intera…

Io voglio ricordarla come l’ho vista una sera dell’anno scorso sulla spiaggia, con quell’espressione di una ragazzina gioiosa, anche se stava già male… se penso a lei oggi, la rivedo così: col viso sereno e disteso, ancora in carne, senza una minima ruga, con gli occhi allegri e vispi, ma profondi ed introspettivi, con il sorriso accogliente di chi sa vivere giorno per giorno le piccole gioie del momento, con le movenze soavi, con le gambe affusolate e quel suo modo gentile di reggersi la testa con una mano mentre parlava dolcemente con noi… Sembrava eterea, già allora si vedeva che era ad un livello nettamente superiore al nostro…

Ricordandovi così, vi saluto, piccola grande signora Rosetta, in attesa di potervi, finalmente riabbracciare e di poter prendere ancora forza dal vostro meraviglioso sorriso…

Grazie per l’esempio che avete lasciato a tutti noi che vi abbiamo conosciuto e amato e che ora sentiamo così forte la vostra mancanza…

Le note del passato

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Ieri sera sono stata al concerto per organo, tenuto dal mio amico Matteo Francesco Golizio, un concerto bellissimo, che mi ha affascinato molto: tutti i pezzi da lui suonati erano coinvolgenti ed ognuno di essi mi ha trasmesso un’emozione diversa. In particolare vorrei condividere con voi quello che ho percepito durante l’esecuzione del IV pezzo suonato da Matteo: era la Sinfonia per organo omaggio a Bellini di S. Mercadante.

Ascoltandolo, la mia mente vagava e pur rimanendo lì col corpo, mi sono ritrovata in un mondo fantastico, sarà stato il 700 o l’800, non saprei dirlo. So solo che ero in un immenso salone, sontuoso, elegante, con il pavimento lucido ed un grande rosone al centro, il lampadario di cristallo scintillante, che pendeva, imponente, da un soffitto magistralmente decorato e i finestroni e le tende pesanti e la musica: la musica di una festa, la musica di Matteo, la musica probabilmente suonata dal suo stesso compositore.

Guardavo, incantata, questa scenografia quando mi sono sentita trascinare nel bel mezzo di una danza. Le persone intorno a me erano tutte dame e cavalieri, vestiti elegantemente: gli uomini in frac e le dame con splendidi vestiti di diversi colori. Le gonne lunghe, con i cerchi alla base, i corpetti strettamente allacciati , una cintura di raso in vita e le maniche aderenti vicino ai polsi e ‘a palloncino’ vicino alle spalle. I loro capelli erano sapientemente raccolti in acconciature di altri tempi ed i loro visi di una bellezza pura e, ormai, aliena da quella a cui siamo abituati. L’atmosfera era allegra, spensierata; gli uomini corteggiavano ancora le donne, invitandole, galantemente, a danzare con loro e le donne avevano ancora la capacità di arrossire, abbassando lo sguardo, prima di poggiare la loro mano su quella del cavaliere.

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Ahhh, che posto meraviglioso!!!

Avrei voluto rimanere lì per sempre!!! Ma il brano di Matteo era ormai finito e l’applauso mi ha riportato in questo tempo, privo di ogni raffinatezza e di ogni poesia…

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