Stefano Arata, un Grande Uomo

Oggi voglio parlarvi di un grande uomo, di un grande professore, di cui, ahimè, in Italia si è persa traccia…
In una calda e noiosa giornata di fine agosto mi sono dedicata a curiosare un po’ in internet e mi è venuta la felice idea di inserire nel motore di ricerca il nome di un professore universitario brillante, gentile, un po’ timido, disponibile ed estremamente simpatico e gioviale che mi è rimasto sempre nel cuore, sebbene io abbia avuto la fortuna di seguire con lui solo la prima annualità di Letteratura Spagnola e di fare con lui il relativo esame, poi, purtroppo, più nulla, visto che il 20 luglio del 2001, mentre era in vacanza, è stato stroncato da un infarto a soli 42 anni.
Non sono riuscita a trovare molto in internet, se non una minuscola foto, che lo ritrae in tutta la sua disarmante semplicità
 ed un articolo di El País che riporto qui integralmente:

Stefano Arata, hispanista italiano
di José Manuel Pedrosa, Universidad de Alcalá 24 Jul 2001

En las aguas del Mediterráneo que unen a sus queridas Italia y España, perdió la vida el pasado viernes 20 de julio el gran hispanista italiano Stefano Arata, catedrático de la Universidad de La Sapienza, en Roma. El profesor Arata sufrió un infarto mientras se bañaba en el mar.
Nacido en Sicilia en 1959, aunque con vínculos muy estrechos desde su infancia con España (donde recibió buena parte de su educación), Stefano Arata desarrolló lo mejor de su carrera profesional en la Universidad de La Sapienza (Roma), donde era catedrático, aunque también enseñó en las universidades de Toulouse y del País Vasco, y tuvo estrechos vínculos con otras de Italia, España, Gran Bretaña o Brasil.
Considerado como uno de los grandes especialistas y editores del teatro del Siglo de Oro español (especialmente de Lope de Vega y Cervantes), Stefano Arata es autor de ediciones de referencia de Las mocedades del Cid de Guillén de Castro (editorial Crítica) o de El acero de Madridde Lope de Vega (editorial Castalia), entre muchas otras obras y artículos. Pero, además, su inmensa curiosidad intelectual le llevó a interesarse por muchos otros autores y tradiciones literarias, desde Luis Cernuda hasta la literatura brasileña.
Extraordinario profesor y gran maestro, dirigía o se hallaba implicado en multitud de trabajos de investigación que quedan ahora huérfanos del mejor mentor que podían tener.
Su muerte, en plena juventud física y madurez intelectual, priva al hispanismo internacional de una de sus figuras más importantes y prometedoras, y a todos los que nos beneficiamos de su amistad, de su generosidad, de su bondad, de sus consejos y de su ayuda, de un amigo inolvidable e irreemplazable.
El profesor Arata gustaba de recordar una vieja y conmovedora cita: ‘Al proclamar en público el vínculo privado, el poeta reconoce en la muerte del amigo el misterio de la indisolubilidad que une a los hombres que han pasado por este mundo y se han conocido en él’.”

Confesso che il fatto di non aver trovato neppure un accenno sui giornali italiani di allora, mi ha messo un’immensa tristezza…
Comunque, ora vi dico come vorrei ricordarlo io, il professore Arata…
Voglio ricordarlo con il suo zainetto grigio che poggiava sulla cattedra appena arrivava e che indossava, mettendo entrambe le bretelle quando andava via. Voglio ricordarlo nella sua immensa cultura e nell’ancor più grande umiltà. Voglio ricordarlo nei pomeriggi piovosi d’inverno, nell’aula I, con il microfono messo vicino vicino alla bocca e, mentre passeggiava avanti e indietro, ci sussurrava dentro: “Grazie, ragazzi, di esser venuti nonostante la pioggia!”. Voglio ricordarlo, mentre, leggendo dei brani de La Celestina di Rojas, impersonava diversi personaggi, adeguando la voce, a seconda se si trattava di un personaggio maschile o femminile…
Voglio ricordarlo all’esame, quando avendo risposto ad una sua domanda con una frase che lui aveva detto a lezione, mi disse: “Questa cosa dove l’hai trovata?” ed io: “Negli appunti che ho preso a lezione!” e lui, sorridendomi amabilmente, come solo lui sapeva fare: “Ah, mi sembrava strano che l’avessi trovata in un libro, perché questa cosa è una mia teoria!” e, ad esame finito, lui estremamente contento, mi disse: “Io ti do 30!!! Mi dai un documento?” e, scrivendo il verbale, si rese conto che il mio nome si scriveva con il –th finale (Uno dei pochi che ci aveva fatto caso!!!!), me ne chiese il motivo ed io diedi sempre la solita spiegazione e, cioè, che mio padre lo aveva voluto così e che mi creava un sacco di problemi, perché nonostante dessi sempre la carta d’identità, tutti lo riportavano solo con l’-h finale… Lui, sorridendo, mi consegnò il verbalino e mi disse: “Bene, Deborath (pronunciando volutamente anche la –t), allora ci rivediamo il prossimo anno!!!”.
Quell’incontro, ahimè, non c’è mai più stato e quando ho saputo della sua morte, sono rimasta di ghiaccio, però, il suo ricordo mi accompagna sempre, così come il suo sorriso e così come le sue ultime parole…
Ci saremmo dovuti rivedere, così non è stato l’anno successivo, ma io sono certa che ci rincontreremo, mio caro prof, e sono sicura che il Suo sorriso sia rimasto immutato nel tempo, così come il Suo buon cuore.

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75 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Ele
    Giu 22, 2017 @ 15:39:58

    Ciao Deborath,
    Anche io negli anni passati ho cercato spesso articoli su di lui ma nulla, e oggi digitando ancora una volta il suo nome mi è comparso il tuo blog; anche io come te sono riuscita a fare solo la prima annualità con lui ma è stato un prof straordinario con le sue voci e intonazioni da coinvolgerti nelle lezioni fini all’ultimo minuto!
    Grazie per il ricordo!
    Gli alunni non possono dimenticare un prof così!
    Ele

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  2. mariacristina
    Nov 04, 2016 @ 18:44:58

    Grazie per questo post. Il prof Arata non l’ho seguito, ero in un altro corso, ma è una figura a cui sono affezionata, il suo zainetto grigio, la firma inconfondibile con quella grande S e la grande A. E’ stato bello leggere il tuo ricordo e hai ragione, ingiustamente i giornali non ne parlarono. Io lessi la notizia in cronaca e pensai a un’omonimia… Nessun riferimento alla sua professione e brillante carriera…

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  3. letteraturadiviaggio
    Lug 26, 2015 @ 13:50:37

    L’ha ribloggato su Letteratura di viaggio.

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  4. Lalla
    Gen 05, 2015 @ 19:35:46

    Cara deborath, scusa se ti do del tu,ma mi pare di conoscerti da sempre.al 30dicembre,in un pomeriggio denso di solitudine e malinconia,non so per quali vie,ho cliccate sul mio iPad vecchio modello il nome di Stefano,dopo più di trent anni in cui non avevo più sue notizie.sono rimasta agghiacciata.. . Non so come ringraziarti per averlo fatto rivivere così bene.lo conobbi nell ottobre del 79 in quanto vinsi il premio alfiere del lavoro, e alloggiai a Roma per una settimana alla residenza universitaria l’amaro pozzani dove anche Stefano alloggiava nonostante si recasse spesso a casa sua a monte Mario, dove risiedeva la sorella.di lui ho tre dolcissimi ricordi.una passeggiata di notte in piazza di spagna,una sua lettera invitami se non erro nel capodanno 81 da Rio de janeiro , e una volta in cui venne a Garlasco a trovarmi, forse nell82 , poi il silenzio.mi dispiace che, a causa della mia eccessiva timidezza, non l abbia più cercato.dopo più di trent anni, lo ricordo con immutato affetto.era speciale.se un giorno passerai da Garlasco, vieni a trovarmi. Grazie, Lalla.

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    • Deborath
      Gen 07, 2015 @ 12:21:23

      Cara Lalla, benvenuta nel mio blog…
      Neanche immagini quanta gioia provi quando trovo un commento in questo post, un commento in ricordo del mio caro prof…
      Ognuno lascia di lui una sfaccettatura di quello che era, perchè nessuno mai può avere la totalità della conoscenza di una persona… Ah, siamo così limitati….
      Mettendo insieme i ricordi di ognuno di noi, quel che salta subito agli occhi è la sua straordinarietà come persona: tutti sappiamo dire solo bene di lui, a tutti noi, in un modo o nell’altro, ha lasciato una calda carezza sul cuore, che non dimenticheremo mai, che ci accompagnerà sempre…
      Si vede che lui, nella sua vita, ha seminato solo amore, amore che ora raccoglie, perchè sono certa che ancora ci legge e ancora sorride…
      Grazie ancora, Lalla, per questo tassello preziosissimo….
      Spero che i sentimenti di solitudine e malinconia siano volati via e che tu ora sia tornata a ridere, serena…
      Buon anno nuovo e che sia pieno di sorrisi che vengono dal cuore… 🙂

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      • Lalla
        Gen 10, 2015 @ 19:37:56

        Cara deborath, grazie per le belle parole che mi scrivi, sei dolce e sensibile. Scusa tutti gli errori che troverai, ma io non sono per nulla tecnologica. Conosco solo il mio programma che mi serve come geriatra sul lavoro, e mando email ai miei figli quando loro sono all estero.io vado di carta penna cartolina e francobollo.ti abbraccio.spero di risentirci presto.

        Rispondi

        • Deborath
          Gen 10, 2015 @ 19:42:26

          Ma figurati, sapessi quante volte col t9 mi partono non errori, ma ORRORI veri e propri… Grazie a te di essere ripassata, se ti va di girovagare in queste pagine e commentare, fai pure, sentiti come a casa, a me farà solo piacere. Un caro abbraccio e a presto, spero… 🙂

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  5. Gaia
    Feb 25, 2014 @ 13:00:36

    Ciao Deborath, una sera lo chiamai per ricordargli di un incontro. Con la sua solita dolcezza mi ringraziò e mi disse che in quel momento stava annaffiando i fiori sul suo balcone. Solo due parole…eppure è così che spesso lo immagino, nella sua casa piena di libri, senza tv (non aveva il televisore!), che cura i suoi fiori.
    Un abbraccio, grazie per quello che scrivi. Sai credo che tutti coloro che hanno conosciuto avessero la sensazione di avere un rapporto unico con lui, perché così ti faceva sentire…di essere per lui come nessun altro

    Rispondi

    • Deborath
      Apr 10, 2014 @ 12:23:06

      Cara Gaia, benvenuta nel mio blog e grazie immensamente per il tuo ricordo che impreziosisce ancora di più questo angolo dedicato al prof e ci aiuta a conoscerlo ancora meglio come persona…
      Perdona la mia prolungata assenza da questo posto: di solito, non lascio mai passare così tanto tempo prima di rispondere ai commenti, ma è un periodo che va così…
      Spero che tornerai volentieri da queste parti e che ci lascerai ancora un pezzettino di lui…
      Grazie ancora e a presto, spero… 🙂

      Rispondi

  6. EMANUELA FORTUNA
    Ott 30, 2013 @ 17:26:45

    Ciao, sono Emanuela
    vi chiedo una cortesia, ho cercato la tomba di Stefano per poter èortargli un fiore e dirgli che lui è sempre vicino a me, ma al Verano non lo trovano, qualcuno sa dirmi dove è sepolto?
    GRAZIE

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 30, 2013 @ 18:28:46

      Ciao Emanuela, benvenuta nel mio blog e grazie di aver lasciato un commento. Io non so dove sia sepolto, ma proverò a chiedere a Gian Luca, lui di certo lo saprà, appena ho notizie ti faccio sapere, tu ripassa, però… Un caro saluto

      Rispondi

    • Deborath
      Nov 02, 2013 @ 14:13:38

      Cara Emanuela, come promesso, ho chiesto a Gian Luca notizie circa quanto mi chiedevi…
      Lui ha provato a rispondermi, essendo però, poco preciso, ma promettendomi di chiedere indicazioni a Laura, la sorella di Stefano…
      Ti riporto qui quanto scrittomi via mail da Gian Luca, spero possa tornarti utile, riservandomi di aggiornare le notizie non appena lui mi farà sapere qualcosa…
      “Cara Deborath, sì, Stefano è sepolto al Verano nella tomba di famiglia (Arata) io sono sempre stato o con Franco, suo papà o con sua sorella Laura, ma non saprei darti indicazioni precise, forse da solo la troverei.
      So che si entra dalla porta laterale detta, se non mi sbaglio, dei protestanti di fronte alla stazione Tiburtina.
      Chiederò a Laura una spiegazione di come raggiungerla.”
      A presto e buona giornata… 🙂

      Rispondi

  7. Sabrina
    Ago 09, 2013 @ 19:27:37

    Anche io vorrei ricordare il Prof. Arata, a distanza di anni ho ancora un ricordo bellissimo, Prof. con la P maiuscola, intelligente, preparatissimo, mai noioso, curioso della vita e grande rispetto pr il prossimo, umile . . . un grande. Mi presto’ anche alcuni libri per la mia tesi sul Quijote nel 1997. un grandissimo insegnamento. Grazie

    Rispondi

    • Deborath
      Ago 10, 2013 @ 22:29:57

      Ciao Sabrina, benvenuta nel mio blog e grazie infinite per aver lasciato qui il tuo ricordo del prof. Arata…
      Non ho alcun dubbio su quello che scrivi ed è davvero bello che siamo tutti concordi nell’opinione che ciascuno di noi ha di lui…
      Era una persona speciale e i nostri ricordi ne sono una testimonianza…
      Torna pure quando vuoi, se ti fa piacere…
      Grazie ancora e buona domenica… ♥

      Rispondi

  8. Laura Arata
    Lug 20, 2013 @ 09:24:37

    Canto por Stefano Arata

    di Prof. Marc Vitse
    Universidad de Toulouse-Le Mirail

    Giovanna, Franco y Laura,
    Queridos amigas y queridos amigos de Stefano,

    Debo, antes de empezar, pedir vuestra indulgencia, porque no voy a cumplir exactamente con la tarea que se me encargó al confiarme la «Presentación» del volumen del Homenaje a Stefano Arata.
    Tal era, sin embargo, mi intención en un principio. Pero, a pocos renglones, surgieron bajo mi pluma, llenaron pronto mi boca otros vocablos y otros sentires. Hasta tal punto que me encontré al final con un texto hecho de palabras más salidas del corazón que venidas de la razón.
    Espero, pues, que me perdonaréis esta sinrazón, así como las vacilaciones e intercadencias que se me puedan ocurrir en la voz al pronunciarlas ante vosotros.

    Porque todos me comprenderéis si os digo que todavía hoy, más de tres años después de la súbita desaparición de Stefano, me es extremadamente difícil hablar de él, hablar sobre él.
    Parecida dificultad podría y puede, naturalmente, explicarse, en mi caso y en el de Odette, mi mujer —mi yo será, a lo largo de esta intervención, será, siempre, un nosotros—, parecida dificultad, pues, se explica desde luego por la intimidad y la intensidad de las relaciones que tuve y tuvimos los dos con quien frecuentemente pasaba por Francia para ir, como escribí ya, «desde la Italia de sus albores hacia la España de sus labores y de sus amores».
    Pero la índole de esta relaciones no lo justifica todo. No permite entender el por qué no se hizo en mí lo que en francés llamamos le travail du deuil, el por qué la imagen de Stefano muerto no logró ni logra encontrar su sitio en ese panteón funerario y apaciguador que constituye la memoria de cada uno de nosotros, la memoria, en particular, de los que ya tuvieron el inmerecido privilegio de vivir el largo espacio de tiempo de unos seis o siete decenios de vida.
    Me fue forzoso, pues, interrogarme sobre la causa y raíz de esta prolongada incapacidad, tan inusitada en mí, para acabar integrando lo no integrable, para acabar aceptando lo inaceptable. Yo —y me perdonaréis este paréntesis excesivamente personal— yo he vivido, desde la más tierna infancia, con la muerte a cuestas: muerte demasiado rápida de mis abuelas, muerte a los cinco años de mi más próximo hermano y muerte interminable de una media hermana, muerte tan temprana de mi padre y muerte aún reciente de mi madre, muertes, también, de amigos y colegas todavía jóvenes… Muertes todas éstas constituyentes de mi historia, y que, pensaba yo, habían contribuido a forjarme ese optimismo y esa energía vital que algunos me reconocen a veces.
    Pero, con la muerte de Stefano, todo iba a ser diferente y todo, al cabo de unos tres años, sigue diferente. Su figura, lejos de encontrar su debido lugar en la arquitectura distanciadora de una nostalgia consoladora, su figura, al contrario, se me hizo, a lo largo de este trieno a él dedicado, se me hizo más sensible que nunca. Cuerpo ausente el suyo, sí, pero alma la suya más presente que nunca. Y esta presencia, al calor de las cartas, llamadas, textos y testimonios que recibí de todas partes e incesantemente, esta presencia se intensificó, se multiplicó, se densificó en mí de una manera tan insospechada que creo poder decir que hoy día Stefano tiene en mí más vida que la que tuvo antes, en el corto espacio temporal del decenio de nuestra amistad.
    Hoy, no hay texto que yo pueda leer sin que surja, ante mis ojos y a mi lado, tan confiado y tan exigente, el rostro de Stefano. Como, por ejemplo, en este grito que da el Jacob bíblico, cuando cree muerto a su hijo José y Calderón le presta estas emocionantes palabras:

    ¡Funestas, tristes, impuras
    prendas por mi mal halladas!
    ¿Qué os hizo esta edad caduca
    para que de mi mejor
    espejo eclipséis la luna?
    Si era la luz de mis ojos,
    ¿por qué me dejáis a escuras,
    viendo la flor de sus años
    en su primavera mustia?

    O también como en el caso de otro autor predilecto de Stefano y director de La Barraca, el Federico García Lorca del Llanto por Ignacio Sánchez Mejías. Permitidme, un instante, releer y reescribir para vosotros y con vosotros, y siempre con Stefano vivo en la mente y en el corazón, algunos versos de lo que es para mí la cumbre de la poesía lorquiana.
    Porque, como el poeta granadino para su amigo taurino, ¿no podríamos decir, para nuestro amigo áureo, como él muerto en la cruda luz de una tarde mediterránea, en la poblada soledad de la arena callada, no podríamos decir:

    A las cinco de la tarde.
    Eran las cinco en punto de la tarde.
    ¡Ay qué terribles cinco de la tarde!
    ¡Eran las cinco en todos los relojes!
    ¡Eran las cinco en sombra de la tarde!

    ¿Y no podríamos gritar, también, al lorquiano modo:

    ¡Que no quiero verlo!
    Dile a la luna que venga,
    que no quiero ver el cuerpo
    de Stefano por la arena.

    ¿Y no podríamos retomar, a su vez, para quien vivió tantos momentos en la capital hispalense, los versos que dicen:

    No hubo príncipe en Sevilla
    que comparársele pueda,
    ni pluma como su pluma
    ni corazón tan de veras.
    Aire de Roma andaluza
    le doraba la cabeza
    donde su risa era un nardo
    de sal y de inteligencia.

    Pero el recuerdo de tanta perfección no basta para borrar la imagen del cadáver yerto. Como yacía Ignacio, yace ahora Stefano,

    que ya duerme sin fin.
    Ya los musgos y la hierba
    abren con dedos seguros
    la flor de su calavera.

    Nada, nada hay que pueda aliviar el horror de tan funesta contemplación:

    Ya se acabó. La lluvia penetra por su boca.
    El aire como loco deja su pecho hundido.
    Estamos con un cuerpo presente que se esfuma,
    con una forma clara que tuvo ruiseñores
    y la vemos llenarse de agujeros sin fondo.

    Nada hay tampoco que llegue a colmar el vacío que deja el alma ausente:

    No te conoce tu recuerdo mudo
    porque te has muerto para siempre.
    Porque te has muerto para siempre
    como todos los muertos de la Tierra,
    como todos los muertos que se olvidan
    en un montón de perros apagados.
    No te conoce nadie. No.

    La desesperación, entonces, parece campear con sus negras banderas. Pero el poeta, en un último esfuerzo, sabe, volviendo a las puras fuentes de nuestra poesía áurea, encontrar en su mismo canto el modo de sublimar su llanto:

    No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
    Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
    La madurez insigne de tu conocimiento.
    Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
    La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

    Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
    un trinacrio tan claro, tan rico de aventura.
    Yo canto su elegancia con palabras que gimen
    y recuerdo una brisa triste por los olivos.

    ¿Quién no creería escrito este treno para el mismo Stefano? ¿Quién no comprenderá ahora que el Homenaje que para él elaboró Criticón no pretendió ser más que un modesto complemento en prosa a los desgarradores versos del cisne de Granada?

    Un Homenaje —a él llego, por fin— que trató de ponerse a la altura del homenajeado, que trató de corresponder a la doble dimensión de aquel joven y ya tan afamado investigador, un Homenaje que quiso ser —y creo que lo es— profunda e indisociablemente universal e italiano.
    Universal lo es, en efecto, por ser a un mismo tiempo anónimo, universitario y pluritemático. Concebido desde un principio como el testimonio ofrecido por toda la comunidad —científica y amistosa— de los que trabajaron y colaboraron con él y le admiraron y amaron, el Homenaje a Stefano Arata aparece hoy sin firma individualizada o, mejor dicho, como una obra que sólo firma una «entidad moral», como decimos en Francia, o sea una «persona jurídica o social», como se acostumbra llamarla en España. Ésta es, como sabéis, la revista Criticón, con la que Stefano tenía una relación privilegiada y que, por ser un instrumento puesto, desde hace exactamente un cuarto de siglo, al servicio del conjunto de los siglodoristas del mundo entero, podía, sobremanera, cumplir con el objetivo de universalidad que se había fijado. Así, a través de una revista decididamente internacional —de lo que da fe la larguísima Tabula gratulatoria, con tantos centros y tantas universidades—, así, a través de una revista que gozaba también del apoyo del más aún internacional Instituto Cervantes, el Homenaje que a Stefano se rendía llegaba a ser plenamente universal.
    Pero esta su universalidad podría también entenderse en otro sentido, que nos remite, etimológicamente, al significado institucional de la palabra universitas. Porque el Homenaje a Stefano Arata fue y es fruto de la colectividad universitaria. Nacido, en una primerísima etapa, a iniciativa, tímida y atrevida, de unas cuantas personas aisladas y diseminadas, el proyecto recibió progresivamente la ayuda moral y financiera de unas seis universidades, de cuyo nombre, por respetar la regla de la anonimia, no quiero acordarme aquí, por decirlo cervantinamente en estos años de centenario quijotesco. Lo esencial queda que su contribución permitió darle al Homenaje este impresionante tamaño digno de su envergadura, esta presentación material —cubierta, láminas a todo color, encuardenación…— que no dudo que Stefano hubiera apreciado con la finura de su sentir estético.
    Pero hay más: universalmente universitario es también este Homenaje por ser obra llevada a cabo gracias al largo y fructífero esfuerzo de no pocos universitarios: a cierta persona se debió la sugerencia del poema apertural de Antonio Machado, que generó el hallazgo de un feliz título; a otra, la idea de echar mano para la cubierta de uno de los cuadros del pintor preferido de Stefano; a otras muchas, todavía, la lectura, comentario y discusión de la mayoría de las contribuciones recibidas; y a todos los participantes en él, por fin, el haber mandado textos redactados con todo el cuidado y amor posibles, y el haber aceptado, sin embargo, las observaciones, sugestiones y correcciones que la Redacción de la revista creyó necesarias para que saliera un libro que correspondiera al rigor y cientificidad de los que dio tantas pruebas su destinatario.
    Sin esa ayuda de todos y este intercambio entre todos, la cosa no hubiera podido hacerse. Porque, para el solo Criticón, presentaba dificultades insuperables. No pienso tanto en la extensión inhabitual de un volumen que, con sus ochenta artículos, representa, en realidad, no uno sino dos años enteros de la revista. Pienso más bien en la diversidad, temática y lingüística, de los trabajos ofrecidos y que nos ayudan a percibir la tercera faceta de la universalidad del Homenaje a Stefano Arata.
    Homenaje universal lo es, efectivamente, en un tercer sentido, porque, desde el primer momento, nosotros —las varias personas de España, Italia y Francia que tuvimos a cargo establecer el flexible elenco de los participantes—, porque nosotros escogimos adoptar como primer criterio de aceptación, no el limitado de un tema científico o de una época literaria, sino el vasto y polimorfo criterio de la amistad y/o de la admiración por el homenajeado. De ahí que lo que podría aparecer como el signo de una cierta dispersión revele ser, en realidad, la manifestación de la rica pluralidad que caracterizaba la trayectoria intelectual, investigacional y humana de Stefano.
    Una trayectoria que, con su acostumbrada clarividencia y con fino sentido de los matices, ya supo trazar para nosotros la redactora de la introducción a la recopilación de los trabajos teatrales de Stefano. Una trayectoria, también, que dejan adivinar, como en filigrana, los recuerdos evocados por su amigo de Suiza y de Galicia en su apertura al Homenaje. Y una trayectoria, por consiguiente, que será superfluo dibujar de nuevo, pero que no deja, en cierta manera, de reflejarse en el contenido del volumen que obra en vuestro poder.
    En él, en efecto, y como cosa muy lógica, es evidente la importancia otorgada a la materia teatral hispánica. De los 74 estudios científicos que se publican, 52 por lo menos —o sea un 70%— tienen que ver con el teatro español, desde La Celestina hasta los Martes de Carnaval de Valle-Inclán, pasando por los dramaturgos del siglo XVI, por Góngora, Cervantes y, desde luego, Lope, Guillén, Tirso, Calderón y Rojas Zorrilla, y hasta por alguna que otra prolongación en las tierras de América o por alguna que otra repercusión en los siglos XVIII y XIX.
    Pero también se le dedica en el Homenaje algún espacio a la poesía hispana, desde un maldit catalán hasta unas cantigas galaico-portuguesas, desde Garcilaso hasta José Ángel Valente, desde una letrilla del Quinientos a una balada lorquiana, desde el Lope de los Soliloquios amorosos hasta el Quevedo de los sonetos políticos. Y tampoco faltan estudios que versen sobre la prosa áurea: la cortesana, la cervantina, la lopiana e incluso la erudita de algún licenciado de mediados del XVI.
    Insistir sobre lo hispánico como centro de gravedad del Homenaje y, analógicamente, como centro de las preocupaciones intelectuales de Stefano no es, por supuesto, nada inexacto ni falso. Pero sí sería faltar a la verdad dejar creer que a ese campo se limitaron las curiosidades estebanescas. Ahí están, dispersas en nuestro volumen, algunas señales del interés que experimentaba por el mundo lusitano —el de los viajes hacia la portuguesa Goa o el de la poesía contemporánea de Eugénio de Andrade— o también por la poesía medieval europea— la de los trovadores mediterráneos o del aglonormando autor de Tristan— o, finalmente, por unos cuantos entre los mayores escritores de su tierra nativa, su querida Italia, como son Boccaccio, il Dante, Torquato Tasso o Eugenio Montale.
    Clara universalidad pluritemática, pues, la de nuestro volumen, pero que no debe ocultar lo que también manifiesta la lista de los nombres que no por casualidad puse al final de mi enumeración de las cosas contenidas en el Homenaje a Stefano Arata, o sea su intensa italianidad.
    Permítaseme, para que se entienda mejor lo que quiero decir al mencionar esta segunda y decisiva oreintación del Homenaje, permítaseme citarme a mí mismo. En los meses que precedieron a mis últimos encuentros con Stefano —en el calderoniano año del 2000 en Pamplona y en Palermo—, me consagré a escribir para otro Homenaje —el ofrecido a Frédéric Serralta— una larguísima loa de apertura que se concluía con un «final italiano» así redactado:

    Muy innovadora lectura, finalmente, la de la estudiosa de Roma, a la vez buena muestra de lo que Gracián llamaba la «sagacidad italiana» y pieza maestra en la construcción del final italiano que para ti, Federico, fervorosa y devotamente, pensé fabricar. Porque tú sabes, como lo sabía Salas Barbadillo, que es «la doctísima Italia tan docta, que en todo género de doctrina a ninguna parte del mundo reconoce por superior, y muchos la reconocen a ella», y es «la bellísima Italia siempre madre floreciente de ingenios peregrinos». Tanto es así, mio caro patrone, que, subvirtiendo a lo Quevedo, a lo Gracián o a lo Calderón, la vulgar filosofía del refrán, podríamos decir que «De Roma nos viene todo». De Roma y su «sapienza», nos viene, precisamente, la que de sublime colofón me servirá, quiero hablar de la magistral lección que para ti concibió nuestro amigo Stefano.

    Pues bien: os debo confesar que, durante más de dos años, viví la elaboración de este volumen como un (re)descubrimiento, para mí, de una Italia a la que tan insuficientemente me había acercado, que lo viví todo como una comunión cada vez más íntima con numerosas personas de la “otra” península, sean éstas italianas e italianos de Italia, italianas e italianos de España o españolas y españoles de Italia. Y creo que las contribuciones de tantos estudiosos —son más de la mitad de los participantes— constituyen la mayor fidelidad posible a uno de los más apasionados ideales de Stefano: el de establecer puentes entre culturas, puentes interculturales que nos enriquezcan mutuamente.

    Ya es tiempo de concluir. Y lo haré retomando la pregunta que hice al principio y de cuya respuesta me alejó poco a poco el mal controlado fluir de mi discurso. ¿Por qué, preguntaba yo, por qué esa incapacidad mía en asumir el escándalo de la muerte de nuestro amigo Stefano? Porque, creo poder responder ahora, después de todo lo dicho, porque Stefano era para mí, y para Odette, mucho más que un amigo. Conforme iba redactando estas páginas, se me impuso con cada vez más fuerza la verdad de mi sentimiento: si tan álgida y tan punzante se mantenía y se mantiene el dolor de la herida, es que Stefano, para nosotros dos, era como un hijo, era, en cierto modo, nuestro hijo. No, por supuesto, el hijo de sus amantes, amados e insustituibles padres, Giovanna y Franco; pero sí el hijo italiano de unos padres franceses, un hijo nacido en el crisol de unas afinidades electivas, tanto afectivas como intelectuales.
    A veces, Stefano, te declarabas hijo científico mío, pero yo sé que me superabas con creces, que ya habías emprendido el solitario camino de los sabios de altura. Hoy, con este Homenaje, tratamos, tus discípulos, de seguirte los pasos. No nos dejes, por favor, sin norte ni guía.

    Rispondi

    • Deborath
      Lug 20, 2013 @ 15:18:36

      Quando stamattina ho visto il suo nome tra i commenti a questo post, non ci potevo credere, ho avuto come un sussulto e un blocco, una specie quasi di timore a leggere quello che aveva riportato…
      Mi sono profondamente commossa davanti alle parole che il prof. Vitse ha dedicato a suo fratello e, pur non avendolo io conosciuto così bene, sentivo che erano profondamente vere, soprattutto là dove il prof. diceva che sente Stefano profondamente vicino a lui…
      E’ capitato spesso anche a me, soprattutto quando lo pensavo durante gli esami: era come se ricevessi una spinta in più, un incoraggiamento, un sostegno…
      Grazie infinite di aver condiviso con me questo scritto e se le va, passi di tanto in tanto, magari troverà altri ricordi su suo fratello, lasciati qui dai suoi studenti…
      Grazie ancora e a presto, spero… 🙂

      Rispondi

  9. raffaella
    Mag 07, 2013 @ 13:07:59

    Chi l’ha conosciuto non potrà mai dimenticarlo.

    Rispondi

    • Deborath
      Mag 10, 2013 @ 07:54:21

      Ciao Raffaella e benvenuta nel mio blog: sono davvero molto felice quando trovo dei commenti in questo post, perchè è sempre un ricordare il prof, un continuare a farlo rivivere nei nostri cuori…
      E’ bella la tua affermazione che condivido in pieno!!!
      Nessuno di noi lo dimenticherà mai!!!!
      Ti invito, se ti va, a raccontare un tuo ricordo di lui, sarebbe molto bello per me, per conoscerlo un pochino meglio nel suo normale essere speciale con tutti…
      Grazie ancora e buona giornata… 🙂

      Rispondi

  10. Trackback: E così sono passati 4 anni… | I colori dell'anima
  11. maria
    Feb 24, 2013 @ 15:17:35

    Ciao Deborath,io sono Maria e Stefano Arata e’ stato non solo il mio professore di letteratura spagnola ma anche il mio relatore,ebbene si lo scelsi nel lontano 1994 come relatore della mia tesi,mi laureai il 29 aprile 1994 e ricordo ancora quando ci vedemmo qualche giorno prima e lui mi disse…Maria mi fai uno squillo la sera prima x ricordarmi di presentarmi in facolta’il 29? A quei tempi non c’erano i cellulari ,almeno erano pochissimi ad averlo e ricordo che gli lasciai un messaggio sulla segreteria telefonica di casa.Anche per me e’ stato un duro colpo sapere della sua scomparsa,era una persona veramente speciale ….proprio come l’hai descritto te!!!ciaooooooooooooooo

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 24, 2013 @ 17:32:07

      Cara Maria, che gioia averti qui e leggere il tuo contributo al ricordo di questo prof davvero eccezionale…
      Immagino che fosse tipico di lui e del suo modo di vivere il fatto di dimenticare le sedute di laurea, al punto che dovessero ricordargliele gli studenti… 😀
      Anche questo lo rendeva unico, credo…
      Ci sono davvero pochissime persone come lui: è stato davvero un peccato doverlo salutare così presto. 😦
      Grazie ancora, Maria, davvero di cuore…
      Ciao e buona fortuna…

      Rispondi

  12. Bruna
    Nov 04, 2012 @ 16:09:07

    Cara Deborath, trovo il tuo bel ricordo cercando – come faccio periodicamente – tracce di Stefano sul web (è strano che ve ne siano così poche, davvero il web è la doxa greca, opposta alla conoscenza vera). Io l’ho conosciuto a Madrid, in una biblioteca dove entrambi studiavamo, io letteratura araba, lui spagnola. Era curioso di me come era curioso di tutto – curioso e profondo, coltissimo già allora ma non pedante, spiritoso e allegro e molto serio (la serietà l’attribuivo alla fede valdese della sua famiglia). Ho frequentato lui e la sua ragazza francese di allora per un periodo, poi, in Italia, l’ho incontrato qualche volta ancora, seguendo per un pò la sua carriera, irresistibile anche nell’Università del tempo che respingeva tutti i talenti (anche ora, certo! ma allora sembrava una legge di natura). L’ho perso di vista qualche anno, poi un giorno sono salita al Dipartimento di Studi Romanzi della Sapienza decisa a incontrarlo di nuovo. Come in un incubo, ho visto la targa col suo nome sulla porta della biblioteca, ho chiesto, un giovane in lacrime mi ha risposto – Stefano era scomparso da qualche mese, un’assenza che ancora non riesco a immaginare né riesco a immaginare il dolore dei suoi cari

    Rispondi

    • Deborath
      Nov 05, 2012 @ 20:23:40

      Ciao Bruna, grazie infinite per il tuo commento e per il ricordo del prof. che hai deciso di regalarmi!!!!!
      Per me sono davvero doni preziosi… 🙂
      Purtroppo, anche io sono rimasta molto male quando, cercando notizie di lui, non ho trovato pressoché nulla o quasi!!! Ovviamente, non mi aspettavo di trovare articoli recenti, figurati!!! Quando passa così tanto tempo, si viene, inevitabilmente, messi nel dimenticatoio e non importa quanto tu sia stato geniale o importante per chi ti ha conosciuto ed amato… Ahimè, tutto corre veloce e non riesci a lasciare una traccia di te in questo mondo effimero ed ingrato!!!
      A me piaceva ricordarlo, l’ho fatto, così, con semplicità, come credo possa far piacere anche a lui…
      Grazie ancora per il tuo contributo…
      A presto, spero… 🙂

      Rispondi

  13. Gian Luca
    Ott 30, 2012 @ 19:52:37

    Ciao Deborath mi chiamo Gian Luca e Stefano era il mio miglior amico, ci conoscevamo da quando avevamo due anni ho diverse foto di lui e scritti.
    Stefano non era nato in sicilia ma a Milano il sette luglio del 1959 el pais ha sbagliato.
    L’unico articolo in suo ricordo è stato pubblicato da lManifesto in agosto del 2001(io ero in Germania e l’ho troveato.
    Il mio computer con tutti i documenti è in riparazione come torna ti posso inviare foto e scritti.
    gianluca.ostini@fastwebnet.it
    Ciao e graie del ricordo del mio splendido amico che mi manca da 11 anni e tre mesi
    Ciao
    Gian Luca

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 30, 2012 @ 22:21:59

      Ciao Gian Luca e benvenuto nel mio blog, ti confesso che quando ho letto il tuo commento, ho provato un’emozione fortissima: non mi sembrava vero ed ho letto e riletto tantissime volte ciò che hai scritto, anche perchè non mi aspettavo che una persona così vicina al mio prof. poteva passare di qua e leggere il mio ricordo di lui.
      Sai, ho un grande rimpianto, quello di aver potuto frequentare con lui solo un’annualità e di non aver registrato le sue lezioni, per poter riascoltare la sua voce e le sue belle interpretazioni dei vari personaggi, ma non mi è mai piaciuto sbobinare le lezioni e così preferivo prendere appunti…
      Mi farebbe davvero piacere avere qualche foto di lui, ci farei volentieri un altro post, inserendole…
      Gli scritti poi, sarebbe interessante averli, leggerli per poterlo continuare ad apprezzare per quel genio che era…
      Sai, per tutto il tempo che sono stata a Roma, tutte le volte che passavo dal Verano per andare a lezione, recitavo sempre una preghiera per lui e lo faccio tuttora quando mi torna in mente…
      Ti ringrazio per essere passato di qua e per avermi lasciato un commento, se vuoi, puoi scrivere qui dei ricordi che hai di lui, sarebbe per me un dono prezioso e contribuirebbe a tenerlo ancora vivo dentro di noi…
      Grazie ancora e a presto, spero… 🙂

      Rispondi

  14. Diemme
    Ott 27, 2012 @ 08:06:37

    Vorrei fare qualcosa di più che cliccare un “I like”, ma stavolta il motivo per cui non riesco a scrivere è che sono troppo coinvolta in questo racconto in cui, per qualche motivo, m’immedesimo.

    Un abbraccio a te e al tuo prof (lo riceverà, ne sono certa).

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 27, 2012 @ 14:12:55

      Ciao Diemme, grazie per aver lasciato un commento a questo post per me molto importante, sai, di solito, quelli che per me sono i post più significativi non vengono quasi mai commentati da nessuno e un po’ ci rimango male, ma, come dicevamo, le persone non possono sentirsi obbligate…
      Ti conosco ancora troppo poco per capire il perchè del tuo coinvolgimento così profondo in questa storia, ma ti ringrazio per l’abbraccio: fanno sempre così bene…
      A presto e buon fine settimana… ♥

      Rispondi

  15. Pedro
    Set 20, 2012 @ 20:48:27

    è stato un grandissimo ispanista che oltre ai suoi studi aveva il dono di riuscire a coinvolgere e interessare gli studenti. E alla Sapienza non era cosa così comune…
    Oltre ad avermi fatto (ri)amare il Quijote, ricordo con meraviglia la lezione su uno dei poemi più profondi di Lorca. Eccolo: http://www.mat.upm.es/~jcm/lorca-romance.html
    🙂
    Brava Deborath che l”hai ricordato.

    Rispondi

    • Deborath
      Set 21, 2012 @ 08:46:16

      Ciao Pedro e benvenuto nel mio blog! 🙂
      Intanto voglio ringraziarti per esserti fermato a leggere e commentare e per aver lasciato qui il link alla poesia di Lorca…
      Sai, ti confesso che mi ha fatto un certo effetto rileggerla e rileggerla in questo contesto, in questo post dedicato ad Arata.
      Ha letto anche a noi questo pezzo e a me veniva così difficile seguire sul foglio, mi piaceva ascoltarlo e guardarlo in viso mentre leggeva, mentre interpretava queste rime che sentiva profondamente sue…
      Mi è venuta la pelle d’oca, avevo come l’impressione di risentirlo, di rivederlo ancora qui, ancora vivo in mezzo a noi!!!!
      Quanti rimpianti… 😦
      Sai cosa sarebbe bello?
      Se ogni persona che lo ha conosciuto, potesse lasciare in questa pagina un ricordo di lui, credo che sarebbe un bel modo per mantenerlo ancora in vita…
      Grazie ancora per il tuo contributo e spero di rileggerti ancora… 🙂

      Rispondi

  16. gageier
    Ago 28, 2012 @ 10:51:53

    Hallo liebe Deborath wünsche dir einen schönen Dienstag und sei herzlichst gegrüsst Klaus

    Rispondi

  17. Gabriele
    Ago 28, 2012 @ 08:39:52

    Povero… mi spiace tanto per lui, sembra davvero che fosse una persona straordinaria.. meravigliosi fiori che ci fanno intravedere un pò di colore nel mondo. Sono felice di come lo hai presentato con il cuore e le con le tue parole di affetto.

    Rispondi

    • Deborath
      Ago 28, 2012 @ 08:44:20

      Ciao Gabriele, grazie mille e ben tornato…
      Sai, questo è uno di quei post che stanno molto in incubatrice: li pensi, vorresti scriverli, ma poi non trovi mai le parole giuste, così aspetti, aspetti, finchè non prendono forma da soli…
      E così è stato: è un post che si è formato nel cuore, lì è maturato e poi è venuto alla luce…
      Il prof se lo meritava…
      Un abbraccio e a presto… 🙂

      Rispondi

  18. semprevento
    Ago 28, 2012 @ 07:21:30

    ..mi piace molto quando scrivi i tuoi ricordi…
    ciao bel sorriso….perchè sicuramente il prof avrà notato non solo il th finale del tuo nome…ma anche la bellezza del tuo cuore.
    A presto
    vento

    Rispondi

    • Deborath
      Ago 28, 2012 @ 08:41:39

      Grazie di cuore, mia dolce Vento, grazie per le belle parole che mi dedichi sempre…
      Sono contenta che tu sia tornata e che sia passata a trovarmi… 🙂
      Un abbraccio forte forte e saluta Sara… ♥

      Rispondi

  19. Emilio
    Ago 27, 2012 @ 23:35:20

    Personalmente credo che un professore debba principalmente essere umile e capire i problemi degli studenti, ma quante volte ci siam trovati davanti professori che credevano di essere onnipotenti??
    Professori come questo che hai conosciuto tu dovrebbero essere in tanti invece aimè sono in minoranza… 😦
    Un abbraccio Debby, buona notte 😉

    Rispondi

    • Deborath
      Ago 28, 2012 @ 08:25:22

      Hai proprio ragione, Emilio, anche se io devo essere sincera, nel lungo percorso della mia formazione, ho conosciuto tante belle persone…
      Certo, non tutti possono essere paragonati ad Arata e, credimi, lui era davvero eccezionale sotto tutti i punti di vista, umano e culturale e, ahimè, è andato via troppo resto, purtroppo… 😦

      Rispondi

  20. lupus.sine.fabula
    Ago 27, 2012 @ 11:11:15

    non sempre si ha la fortuna di trovare la semplicità nei luoghi della cultura; le università sono piene di persone retoriche e dalla prosopopea infinita, ma ciò che davvero ci scalda l’anima è la semplicità.
    Peccato che il nostro mondo sciocco dimentichi queste figure… avremmo così tanto da imparare!

    Rispondi

  21. Rita
    Ago 25, 2012 @ 09:57:31

    Ciao Deborath, grazie a te, chi naviga nel web potrà conoscere questa figura straordinaria. Il mio professore ideale ha i requisiti del “tuo” professore Arata. Ti abbraccio e ti auguro un sereno week end.

    Rispondi

    • Deborath
      Ago 25, 2012 @ 11:25:56

      Grazie per le tue parole, Rita, non sai quanto mi facciano piacere, spero davvero che molte persone possano sapere di lui…
      Ti abbraccio forte anch’io e buona giornata… 🙂

      Rispondi

  22. lucetta
    Ago 24, 2012 @ 22:23:37

    Grande…..soprattutto perchè umile e semplice da come lo presenti tu. Doveva essere una persona che veramente sentiva il suo ruolo di insegnante nel modo migliore del termine. Un abbraccio Deborath!

    Rispondi

    • Deborath
      Ago 25, 2012 @ 09:02:00

      Era davvero una persona squisita, Lucetta, credimi…
      Tu come stai?
      Sei tornata dalle vacanze?
      Ti abbraccio forte forte e spero di risentirti presto… 🙂

      Rispondi

  23. Sergio Baldin
    Ago 24, 2012 @ 21:25:58

    Ciao Debby (così evito la th) trovo molto commovente questo tuo ricordo, di una persona che ha sicuramente meritato la tua stima, ammirazione ed affetto.
    Chissà, magari un pò di quel tuo magnifico sorridere potrai averlo appreso anche da lui, da come ti sapeva trasmettere il proprio apprezzamento!
    Dire che se ne vanno sempre i migliori può essere anche una frase fatta, ma troppo spesso capita di considerare che è vera.
    Qualcuno ha detto che il Signore coglie i fiori più belli e profumati che vede nel grande parto del mondo, si vede che anche Stefano era uno di questi!
    Manieri vivo questo tuo bel ricordo, gli farai onore e lui te ne sarà grato!
    Un forte abbraccio amica dolcissima, buon fine settimana!

    Rispondi

    • Deborath
      Ago 24, 2012 @ 21:32:06

      Ciao Sergio, spero tanto che lui apprezzi queste mie poche e semplici parole, dovunque si trovi…
      Lo penso sempre anch’io, sai? Che il Signore porta via sempre le persone migliori…
      Non era tempo ancora per lui, non lo era: aveva tane cose da fare, tante cose da dare, tante cose da insegnare, tanta fiducia da infondere a persone come me…
      E va beh, purtroppo, non siamo noi a decidere: ci troviamo ad accettare cose inspiegabili e che ci lasciano di stucco, senza una risposta, senza un perchè e che lasciano dietro un vuoto incolmabile…
      Un abbraccio, Sergio e buona serata… 🙂

      Rispondi

  24. Lebefi
    Ago 24, 2012 @ 19:36:15

    Ciao Deby… ti auguro uno splendido week-end….
    Barby!

    Rispondi

  25. ゚・❤ EleOnora ❤・゚
    Ago 24, 2012 @ 19:33:27

    Solo tu… Sai trasmettere emozioni con degli scritti…
    Mi sembrava quasi di essere anch’io con voi…durante la vostra conversazione…

    P.s. Vedi…io, l’ho memorizzato con th…..
    Capito?????????

    Rispondi

  26. ゚・❤ EleOnora ❤・゚
    Ago 24, 2012 @ 19:28:32

    Primaaaaaaa…..
    Ora leggo
    spettami

    Rispondi

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