Sensibilità diverse

I due orfani – G. Pascoli

Fratello, ti dò noia ora, se parlo?»
«Parla: non posso prender sonno». «Io sento
rodere, appena…» «Sarà forse un tarlo…»
«Fratello, l’hai sentito ora un lamento
lungo, nel buio?» «Sarà forse un cane…»
«C’è gente all’uscio…» «Sarà forse il vento…»
«Odo due voci piane piane piane…»
«Forse è la pioggia che vien giù bel bello».
«Senti quei tocchi?» «Sono le campane».
«Suonano a morto? suonano a martello?»
«Forse…» «Ho paura…» «Anch’io».
«Credo che tuoni:
come faremo?» «Non lo so, fratello:
stammi vicino: stiamo in pace: buoni».

«Io parlo ancora, se tu sei contento.
Ricordi, quando per la serratura
veniva lume?» «Ed ora il lume è spento».
«Anche a que’ tempi noi s’aveva paura:
sì, ma non tanta». «Or nulla ci conforta,
e siamo soli nella notte oscura».
«Essa era là, di là di quella porta;
e se n’udiva un mormorìo fugace,
di quando in quando».
«Ed or la mamma è morta».
«Ricordi? Allora non si stava in pace
tanto, tra noi…» «Noi siamo ora più buoni…»
«ora che non c’è più chi si compiace
di noi…» «che non c’è più chi ci perdoni».

Facevo la IV elementare, quando la mia maestra ci dettò questa poesia di Giovanni Pascoli e ce la diede da imparare a memoria (bei tempi quelli in cui si studiava ancora così…)
Ricordo che lo scrivere sotto dettatura questi versi mi aveva particolarmente turbato…
Una volta a casa, mi trovai a tu per tu con il mio quadernino e con quelle parole da leggere, da memorizzare, da visualizzare, come facevo sempre per omparare qualcosa e fissarla nella mia mente…
E quelle parole mi risuonavano dentro, rimbombavano come una palla che sbatteva all’impazzata da una parte all’altra del mio cuore…
Mi identificavo con uno di quegli orfani, (o, forse, con entrambi), avevo circa 9 anni, leggevo, imparavo a memoria, ripetevo singhiozzando: già, non riuscivo a far a meno di piangere…
Piangevo lacrime amare, sentite, disperate, condivise…
Ripetevo ad alta voce e vedevo perfettamente la scena, c’ero anch’io in quella scena…
Il loro dolore, la loro tristezza era la mia!!!!
La maestra mi chiese, il giorno dopo, quella poesia: non potei recitarla senza piangere…
Lei disse: “L’ho sempre assegnata questa poesia in tutta la mia carriera! Non mi era mai successa una cosa del genere!!! Perdonami, non avrei mai voluto urtare la tua sensibilità; ti prometto che, da ora in poi, non la farò studiare mai più, a nessuno!”
Lei era rimasta sconvolta dalla sofferenza che questi versi mi procuravano e non voleva che nessun bambino la dovesse più provare a causa sua…
Ricordo a memoria tante poesie studiate alle elementari, ma assolutamente non riesco a ricordare questa a memoria e tuttora, quando la leggo, non riesco a non provare le stesse sensazioni di quando ero bambina…

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41 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. ili6
    Feb 18, 2012 @ 09:25:59

    Quante sensibilità diverse
    in una classe, in una famiglia, in un gruppo, nel mondo. E anche nei vari momenti della vita.
    La poesia è molto bella e tocca le corde dell’anima . Non sorprenderti della tua reazione di allora : i grandi versi possono fare questo effetto, specie a chi sa leggerli col cuore.
    Un abbraccio,
    Maria Rosaria

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 19, 2012 @ 13:54:25

      E’ vero, Marirò, siamo tutti diversi e così sono anche le nostre sensibilità…
      Io non mi stupisco della mia sensibilità di allora, anche perchè è la stessa di oggi…
      Ho sempre la lacrima facile, anche se difficilmente piango per la gioia!!!!
      Quando sono felice, preferisco sempre di più ridere, sorridere e dimenticare le lacrime…
      Un caro abbraccio e buona domenica… 🙂

      Rispondi

  2. angelonocent
    Feb 15, 2012 @ 23:59:17

    “…già, non riuscivo a far a meno di piangere…”.

    “e tuttora, quando la leggo, non riesco a non provare le stesse sensazioni di quando ero bambina…”.

    E io, tra l’ ingenuo e l’incauto, mi chiedo: ma se ti provoca tutto questo scombussolamento, che motivo c’è di riprenderla in mano? Te l’ha consigliata il dottore?

    Se non fosse che le tue, altro non sono che velate implorazioni d’aiuto, trasmesse in codice, verrebbe da pensare che anche il soffrire è un piacere.

    Ma, in questo caso, mi viene in soccorso proprio il Pascoli che scrive: “Il dolore del poeta è di così mirabile natura che anche quando il suono ne è triste, l’eco ne è dolce.
    (G. Pascoli, La ginestra)

    Epperò sembra che tu preferisca farti lacerare dalla tristezza del suono che farti trasportare dalla dolcezza dell’eco. Perché in quei versi c’è ritmo e tanta melodia che sfugge a chi s’immedesima nei personaggi. E forse non è proprio ciò che si prefigge l’autore di suscitare nei suoi lettori, attento com’è alla metrica e alla rima:

    parlo, tarlo…
    tuoni, buoni…
    piane, cane campane…
    sento, lamento, vento, spento….
    bello, martello, fratello….
    conforta, porta, morta…

    Quelle del Pascoli sono paragonabili alle TRISTEZZE di Chopin. Da un uomo malato o sofferente può uscire una musica divina che eleva. Ma se ci si sofferma sulla malattia o il disagio degli autori, l’eco svanisce e così pure l’incanto.

    Comunque, per affrontare questi tipi di dolcezze ci vogliono nervi saldi. Diversamente, meglio evitare. E ricorrere magari ai Salmi poetici di LAMENTAZIONE, che sono Parola di Dio e, allo stesso tempo, terapeutici.
    E’ solo un parere. Ma anche un’esperienza.

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 16, 2012 @ 11:25:38

      Caro Angelo, non c’è un motivo per riprendere in mano certe cose, nè me lo ha ordinato il dottore, semplicemente sono cose che fanno parte di me, che sono fisse nel mio inconscio, che ci sono da sempre e che rimangono latenti il più delle volte, poi per un qualche motivo, ritornano a galla, mi frullano nella mente ed io le metto qui, per condividere, per parlare di me, per descrivermi, per conoscermi meglio e farmi conoscere…
      Questo è un diario virtuale e se un giorno mi viene in mente qualcosa o mi capita di rivivere delle emozioni, poichè fanno parte di me e, belle o brutte che siano, mi rispecchiano, le metto qui, in quest’angolo di mondo, senza che ci sia un motivo preciso, senza che ci siano i suggerimenti del dottore…
      Sono parte di me, tutto qui: questa sono io…
      Mi rendo conto che, ultimamente, non sto bene a nessuno così come sono, ma non importa, ci sono abituata….
      Tante volte neanche io sto bene a me stessa, ma sono così, io sono questa e non posso scappare lontano da me stessa, io, con me stessa ci devo convivere per forza… Gli altri sono più fortunati, se non sto loro a genio, sono liberi di girare alla larga da me!!! Io non posso farlo!!!!
      Ti abbraccio e ti ringrazio per i tuoi consigli…
      Spero di rileggerti presto…
      Buona giornata.

      Rispondi

      • angelonocent
        Feb 16, 2012 @ 19:46:29

        Questo è il tuo diario. Sarà anche virtuale ma qui, chi passa, può dire la sua, bella o brutta che sia, senza dover prima bussare. Perché così hai deciso.

        Proprio ieri da qualche parte hai scritto:

        “Sono molto triste oggi; ieri ho pianto tutta la sera ed oggi ne porto i postumi… Mi sento tanto sola, triste e vuota, mi sento incompresa e non amata e questo mi fa male…”.

        Stando così le cose, è assai difficile replicare perché bisognerebbe essere dei taumaturghi.

        Quando hai messo in piedi “La mia vita è mia e basta e me la gestisco io!!!!!” – a tutt’oggi 193 commenti ! – a caldo mi sembrava che dicessi la cosa più ovvia del mondo e che si trattasse di una di quelle tue sfuriate ben riuscite che ogni tanto fai quando prendi di mira la politica, la scuola, ecc.

        A distanza di tempo, mi rendo conto che quel “Non tollero intromissioni da parte di nessuno e mo mi sono proprio veramente rotta!!!! Di tutto e di tutti!!!! Sono stufa!!!!”…, non era un temporale di stagione ma un bel proposito con tanto di giustificazione: “Mi ha dato sempre fastidio l’intromissione della gente nella mia vita e nelle mie decisioni, già la tolleravo poco da ragazzina, figuriamoci oggi che sono quasi in “età da pensione”…”

        Limpidissimo naturalmente il minaccioso interrogativo che riporto per intero: ”Chiaroooooooooooooooooooo???????????????????????????”.

        Ammiro EleOnora ma lei è unica.

        Epperò, a quelli che non ti comprendono e non ti amano toccherà continuare a scervellarsi per comprendere il significato di questa pietra miliare:

        https://icoloridellanima1978.wordpress.com/2010/07/30/la-mia-vita-e-mia-e-basta-e-me-la-gestisco-io/#comment-6456

        Ma non è detto che ci riescano, né che la tua solitudine scompaia e che tu finalmente stia meglio.

        Forse bisognerebbe imparare dagli automobilisti: in città quando non ci si racapezza, o si consulta la mappa o si abbassa il finestrino. Più che ai passanti che potrebbero anche sviare, meglio sarebbe rivolgersi al Vigile. Purtroppo, non sempre è a portata di mano. Ma va cercato. Se nel tuo caso la persona che ti può dare una mano a districare la matassa esiste, è un buon motivo per evitare la generica battuta che mi hai scritto: “se non sto loro a genio, sono liberi di girare alla larga da me!!!”.

        Non me lo auguro ma temo che il giorno dopo non ti andrà meglio. E te lo ripeterai: “Mi sento tanto sola, triste e vuota, mi sento incompresa e non amata e questo mi fa male…”.

        Rispondi

        • Deborath
          Feb 17, 2012 @ 10:46:27

          Lo so angelo, tu hai ragione, il mio è un diario virtuale ed ognuno può dire la sua, senza dubbio, ma io ho solo spiegato il perchè avessi ripreso in mano questa poesia ed ho anche aggiunto che questo non è uno dei miei periodi migliori…
          Tu mi conosci bene e sai come sono fatta, sai che divento brusca, burbera e scontrosa quando sono in questo stato d’animo…
          Comunque, non ho giustificazioni…
          Ti inviterei solo a leggere il commento che ho lasciato di là ad Ele e che ti riporto qui per intero, per evitarti di andare a spulciare tra i 196 commenti della “pietra miliare”….

          “Grazie Ele, sembra che solo tu ti renda conto che quando sto così male, che quando sto così terribilmente giù, che mi sento sola, triste, non amata, bastano poche parole dolci, carine, che mi facciano sentire l’affetto, per regalarmi un sorriso…
          Di solito, più sono triste, più trovo gente che mi attacca, che non fa altro che sottolineare i miei difetti, il mio pessimo carattere: io sono consapevole di avere un caratteraccio schifoso, ma che posso farci? Per quanto io lotti contro me stessa per modificarlo non sempre ci riesco e mi scontro con le mie miserie ed i miei limiti…
          Li ho anch’io, anche se farebbe più comodo a me e agli altri che non fosse così…
          Lo so anch’io che sono più simpatica, più carina, più gentile quando sto bene, quando sono in forma, quando sono tranquilla e serena, ma non posso negare i miei momenti no, i miei momenti storti… Fanno parte di me e mi fanno male, ma credo anche che li abbiamo tutti, anche se, magari, non a tutti fanno l’effetto che fanno a me… 😦
          Grazie Ele, per tutto…
          TVB… ♥”

          E’ solo un’indicazione di quello che avrei bisogno quando sto così: parole dolci, parole buone. Avrei bisogno di questo, ma mi rendo conto che la gente non parla su copione, per cui mi scuso per questa mia prestesa… 😦

          Rispondi

  3. lupus.sine.fabula
    Feb 15, 2012 @ 18:19:30

    E’ una poesia molto intensa, ma devo dire che anch’io devo molta della mia sensibilità alle poesia che ci eran state fatte studiare a scuola (per fortuna, davvero, a memoria). Tanto per rimanere in tematica Pascoliana, ricordo ancora il X Agosto, drammatica, struggente: mi ero immedesimata nel padre, nella rondine, nel bimbo che attendeva…
    Credo che da queste poesie siano sgorgate le nostre personalità e la capacità di ascoltare e di andare incontro agli altri con attenzione, premura.
    Spero che la tua maestra l’abbia assegnata anche a qualcun’altro: forse i ragazzi di oggi non hanno questa sensibilità (non tutti, molto dipende dalle famiglie!) anche perchè non viene stimolata.Il nostro mondo è un mondo di arrivisti che non si preoccupano delle vicissitudini altrui, perchè non viene insegnato a pensare al famoso detto ‘non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso’.
    Con questo non volevo fare una tirata retorica… solo che certe cose fanno pensare e fanno crescere. Non tutti hanno avuto la fortuna di poterlo fare…
    UN abbraccio.

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 16, 2012 @ 11:17:18

      Ciao Lupus, è vero, sono d’accordo con te, ma sai, io faccio catechismo ed ho a che fare con bambini e preadolescenti, ma, purtroppo, constato che è sempre più difficile riuscire a far vibrare le loro corde dell’anima, è sempre più difficile riuscire a scuoterli, trincerati come sono dietro i loro muri dell’apparenza e della superficialità…
      Certo, con questo non voglio dire che siano TUTTI così, però, ti assicuro che è davvero demoralizzante vedere che non riescono ad interessarsi a nulla di ciò che è bello, vero, profondo e formativo…
      Non demordiamo, comunque ed insistiamo, sempre, non si sa mai che il semino, prima o poi, riesca a germogliare….
      Buona giornata e grazie di esser passata…

      Rispondi

  4. ternurav
    Feb 15, 2012 @ 15:05:36

    Volevo solo dirti che sei un tesoro ♥
    un bacio

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 16, 2012 @ 11:13:52

      Ciao Vale, anche tu lo sei, sebbene, come me, fatichi a rendertene conto…
      Ti abbraccio con tantissimo affetto e torna presto a trovarmi, mi fa piacere averti qui… ♥

      Rispondi

  5. Sergio Baldin
    Feb 15, 2012 @ 09:43:07

    Ciao mia carissima Debby, io quella poesia non l’ho mai sentita!
    Sicuramente non me l’hanno fatta imparare, ma nemmeno studiare col Pascoli, ma qui potrei anche non ricordarmi bene.
    Secondo me, come poesia, non come contenuto, non ha la mnemonicità di altre, sembra più un racconto che una poesia.
    Ma certe poesie solo col tempo si riesce a capirle meglio, come per me è stato col Sabato del villaggio di Leopardi o Pianto antico di Carducci, o meglio ancora con X agosto dello stesso Pascoli.
    Pensare a quella rondine che non torna più e nel nido a quei becchi aperti che aspettano invano, commovente se si pensa che può essere la storia di tanti che rimangono lungo la strada per un incidente.
    Credo che all’età delle elementari per la maggior parte si fosse spensierati e che le poesie venissero apprese come obbligo scolastico, ma che di rado si andasse oltre a quello, sopratutto nel capire il loro senso profondo.
    Il tuo deve essere stato un momento differente, e ci sarà voluto poco per muovere nel tuo animo quella sensibilità che hai, comunque e non solo allora, dimostrato di possedere.
    E così hai dato anche a me lo spunto per riandare a quei tempi!
    Un abbraccio forte mia carissima e dolcissima amica!

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 16, 2012 @ 11:12:48

      Ciao Sergio, che meraviglia leggere i tuoi commenti, hai sempre delle parole belle, buone, gentili…
      Grazie per quello che mi dai con la tua presenza, per come mi fai sentire, per apprezzare questa mia dote che, spesso, per non dire sempre, mi crea solo problemi…
      Mi fa sentire diversa ed incompresa, mi fa soffrire oltre ogni limite, mi fa apparire strana agli occhi dei più…. Ma non ai tuoi che hai capito cosa ho dentro…
      Ti abbraccio e ti ringrazio sentitamente, dal più profondo del mio cuore… 🙂
      Buona giornata, mio dolce amico…

      Rispondi

  6. Rita
    Feb 15, 2012 @ 09:18:12

    Ciao Deborath! Anch’io ho studiato questa poesia e più o meno anche a me ha fatto lo stesso effetto. La leggevo e mi sembrava di vedere un film, di viverla … Un’altra poesia… un flash … Mia mamma seduta vicino a me che mi aiuta a colorare una rondine caduta tra le spine con il becco rivolto verso il suo nido. Del X agosto imparammo solo la prima parte, saltammo la parte del calesse e delle bambole in dono che forse sarebbe stata più drammatica… eppure quella rondine riuscì a farmi piangere.

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 16, 2012 @ 11:09:45

      Oh, cara Rita, proprio a questo mi riferivo quando pensavo alle sensibilità diverse…
      La tua, però, è uguale alla mia, eppure, ti assicuro che in classe mia eravamo in 12 e tutti mi guardavano allibita, non riuscivano proprio a capire cosa mi prendesse…
      Va beh…
      Ricordo anch’io quella rondine di cui parli, quel nido, quelle bambole, le ricordo e mi fanno vibrare dentro tuttora delle corde invisibili e segrete…
      Ti abbraccio forte e ti ringrazio del passaggio… 🙂

      Rispondi

  7. lucetta
    Feb 14, 2012 @ 23:18:04

    Sai? Leggevo e mi ricordavo un brano di Guelfo Civinini dal titolo “Il rosso” che ebbe il potere di farmi piangere in classe, in prima media, perchè narrava una vicenda triste.
    L’insegnante mi chiese di leggere il racconto sull’antologia ed io iniziai ma non riuscii ad arrivare alla fine. Non parliamo poi dei racconti sul libro “CUORE”….. E ti dirò che leggendo la poesia di Pascoli mi sono commossa. Ma io ho le lacrime in tasca, le avevo da bambina, da giovane, solo in vecchiaia sono migliorata un pochino….ma non molto. Comunque ti dirò che non mi dispiace essere così …la sensibilità eccessiva fa star male…..ma ti fa capire ed essere vicina alle persone, partecipare con il cuore alle vicende umane. Un abbraccio.

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 16, 2012 @ 11:06:37

      Buongiorno, Lucetta 🙂
      Non conosco il racconto di ci parli, ma lo cercherò…
      Anche io, come te, ho le lacrime in tasca o meglio, mi definirei “una fontana rotta”…
      A me, a volte, dispiace essere così, perchè, a volte sto tanto, troppo male…
      Certe volte vorrei essere superficiale e, perchè no, anche stupida, per non rendermi conto di tante e tante cose che vedo, che sento, che provo…
      Vorrei avere il cuore di pietra e lo stomaco con i peli, credimi…
      Oggi, poi, mi hai preso proprio in un giorno no, quindi ti lascio immaginare… 😦
      Un abbraccio e grazie infinite di esserci, per me è importante sentirmi amata…

      Rispondi

  8. skayrose59
    Feb 14, 2012 @ 21:39:45

    non penso male di nessuno ma leggere il testo della poesia mi ha veramente sorpresa e turbata….tutto qui 🙂

    Rispondi

  9. silvianovabellatrix
    Feb 14, 2012 @ 19:28:24

    Cara dolcissima, a parte il fatto che, una volta, assegnare ai bambini letture in grado di turbare e/o commuovere era ritenuto formativo, ( anche se non mi pare il caso della tua maestra), cè da dire che la nostra sensibilità non solo muta ma è legata anche al vibrare di misteriose corde. Corde misteriose sollecitate da impressioni legate a chissà quali ricordi ancestrali o immagini visionarie nascoste chissà dove e nate chissà come. Ricordo, ad esempio, vividi sogni richiamati improvvisamente alla memoria dopo anni da letture come la tua…che, a tutta prima, mi scuotevano senza che ne capissi il perchè.
    Se poi pensi al multiforme e mutaforme sentire infantile…chissà allora su quali misteriose leve premette questa poesia…:)

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 16, 2012 @ 11:01:40

      Ciao Silvia mia, non sai quanto ho apprezzato questo tuo commento, gustandone ogni singola parola ed approvandolo totalmente in pieno, perchè ho profondamente capito quello che intendevi dire…
      Ti ringrazio per la tua sensibilità e ti lascio un forte abbraccio.
      E’ sempre un piacere enorme ospitarti nella mia casa… 🙂

      Rispondi

  10. Donatella
    Feb 14, 2012 @ 15:17:08

    In effetti ha turbato anche me adesso…posso quindi ben immaginare l’effetto su una bambina piccola, per di più tanto sensibile…è una poesia bellissima ma veramente triste e soprattutto ha come tema una delle cose che terrorizzano maggiormente i bambini, e cioè rimanere soli e indifesi, senza la mamma…ma perchè una volta la maggior parte delle letture che ci facevano fare a scuola erano drammatiche? Ai miei tempi ( anni 70) ce n’erano tante che parlavano di guerra…ricordo “la spigolatrice di Sapri” di Luigi Mercantini, molto commovente…e poi tantissime fiabe che parlavano di bimbi poveri e orfani: la “piccola fiammiferaia”mi faceva piangere come una fontana…posso pensare solo che ci fosse un nobile intento in tutto ciò, il voler sensibilizzare i bambini verso le sofferenze altrui…
    Ti abbraccio tesorina

    Rispondi

    • Donatella
      Feb 14, 2012 @ 15:18:09

      …e buon S.Valentino a te e alla tua dolce metà 🙂

      Rispondi

    • Deborath
      Feb 14, 2012 @ 15:27:54

      Sono assolutamente d’accordo, mia dolce Ele; “La spigolatrice di Sapri” l’ho studiata anch’io: Me ne andavo un mattino a spigolare, quando vidi una barca in mezzo al mare, era una barca che andava a vapore e portava una bandiera tricolore: eran trecento, eran giovani e forti e sono morti!”… 😦
      Sì, davvero triste…
      Ricordo anch’io tanti racconti, il Libro Cuore, Oliver Twist, David Copperfield, etc….
      Penso anch’io come te che lo scopo era proprio quello di creare gente che fosse umana, sensibile ai dolori altrui, comprensiva…
      Oggi non si ragiona più in questi termini ed il mondo va a catafascio, ahimè… 😦
      Un bacio, Donatella e grazie di tutto…
      Buon S. Valentino anche a te… ♥

      Rispondi

  11. claudiopsy
    Feb 14, 2012 @ 15:02:27

    Più che dire qualcosa è un sentire…lento profondo…una fitta al cuore…guardando quegli sguardi privi d’Amore…ascoltando il riverbero delle note melanconiche che salgono dalla Tua Anima!…
    Un abbraccio
    Claudio

    Rispondi

  12. ゚・❤ EleOnora ❤・゚
    Feb 14, 2012 @ 14:36:49

    questa poesia è bella e triste allo stesso tempo…
    tu, sei una persona sensibilissima hai fatto tue
    queste parole e le vivevi…
    chissà che brutta esperienza…
    Io, non ricordo di averla mai letta…
    baci bella biondina alle volte nera 🙂

    Rispondi

  13. skayrose59
    Feb 14, 2012 @ 14:18:41

    Certo che la tua maestra doveva vedere le tue lacrime per mettere la parola fine ad uno strazio semplicemente inutile!
    Chissà quanti scolari hanno pianto di nascosto, per fortuna ci sono poesie anche più liete, e credo sia sufficiente proporre certi racconti solo come lettura.
    Ciao Deborath buon S. Valentino.

    Rispondi

    • Deborath
      Feb 14, 2012 @ 14:26:29

      Ciao Skay, perdonami, ma questo post non era contro la mia maestra: lei era bravissima, io ho un ricordo di lei meraviglioso e, credimi, non penso davvero che a nessuno che fosse stato suo alunno, avesse provocato una sensazione simile, se ne sarebbe accorta, essendo anche lei estremamente sensibile…
      Lei proponeva questa poesia perchè faceva parte del programma dell’anno, perchè da sempre si studia Pascoli e perchè, in effetti, è una poesia bellissima…
      Non credo potesse neanche solo lontanamente immaginare che avrebbe potuto farci soffrire, non ce l’avrebbe MAI data altrimenti!!!!
      Per lei era una poesia come le altre, utile ad esercitare la memoria, in più bella ed importante da sapere, da conoscere, tutto qui, ma ci rimase malissimo quando vide la mia reazione… Ricordo ancora la sua faccia, non si sarebbe mai aspettata che qualcuno reagisse così, in effetti, anche i miei compagni ne erano rimasti indifferenti… Anche per loro era una poesia come un’altra…
      Per me no e non so neanche io dirti il perchè, visto che all’epoca, grazie a Dio, i miei genitori vivevano ancora entrambi!!!!
      Ti prego, non pensar male della mia maestra, lei occupa ed occuperà sempre un posto di rilievo al centro del mio cuore… 🙂
      Grazie per il tuo passaggio…
      Un abbraccio e a presto…

      Rispondi

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