La voce del cuore


Mi ero categoricamente imposta di non scrivere un post su questo “evento”: troppo si è parlato e ancora di più si è visto. Non voglio risultare patetica, né scontata, quello che voglio è seguire la voce del cuore e lui mi spinge a metter per iscritto le mie emozioni e lo faccio qui, come sempre…
Non conoscevo, ovviamente, questo ragazzo, non sono una sportiva, non mi piacciono le moto, né le gare, non le seguo e non le seguirò mai!!!!
Ma di Marco mi ha sempre colpito il suo modo di essere: ogni volta che lo vedevo in tv mi fermavo incantata a guardare i suoi capelli ribelli e lo prendevo in giro con mia mamma, mi catturavava il suo sorriso, sempre sempre presente sul suo viso, e mi attraevano i suoi occhi ed il suo sguardo pulito…
Quella domenica mi ero fermata un po’ di più in chiesa dopo la messa: stavamo decidendo delle cose per il catechismo, mia mamma e mio fratello se ne erano saliti prima…
Io entro in casa ed ero felice, serena, allegra…
Mio fratello mi guarda e mi dice: “E’ morto Marco Simoncelli”…
Io lo guardo e gli chiedo: “Ma chi è??? Quel ragazzo con tutti quei capelli????”
E lui: “Sì!”
Non so perché, non so come mai, mi è sceso un velo sugli occhi e sul cuore e da quel momento non riesco a fare altro che pensare a lui…
Mi viene sempre in mente, ce l’ho davanti con quel suo sorriso, la sua voglia di vivere, la sua gioia…
Avrei tante domande che, come sempre, cadono nel vuoto e rimangono senza risposta…
L’ho anche sognato l’altra notte, avevo come l’impressione che mi avesse lasciato un messaggio per la sua sorellina; ho sognato che ero andata al lutto a casa sua (come si fa nei nostri paesi quando muore un parente o un amico intimo) ed ho sognato sua mamma e sua sorella: la madre su un divano che cerava di farsi forza per l’altra figlia e lei, la sorellina, mi abbracciava, mi stringeva forte e sapeva che io avevo un messaggio di Marco per lei… E’ stato tutto così strano… E’ stato come aver perso un caro amico… Non so perché e non so come mai… So solo che questo è ciò che sento…
Ancora adesso non me ne faccio una ragione…
Voglio ricordare sempre questo ragazzo per il suo sorriso, proprio come vorrei che quelli che mi hanno conosciuto ricordassero me un giorno, quando sarà: per il mio sorriso!!!
Ciao Marco…

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31 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Sonja A.
    Nov 01, 2011 @ 18:08:55

    Ci ho messo un po’ per metabolizzare questo addio, per me che ho sempre seguito la moto Gp, lui era uno di noi, il campione e l’amico casinista, colui che conoscevamo magari solo per le sue imprese e per la sua simpatia e che ispirava solo buoni sentimenti, perchè nonostante il successo non si è mai montato la testa e rimaneva il ragazzotto di sempre. Non ho mai avuto il piacere di poterlo incontrare, ma è stato come se avessi perso un fratello, e non lo dimenticherò mai.
    Prima o poi prenderò il coraggio a due mani e andrò a trovare i suoi genitori, quando si sarà calmato tutto il clamore, perchè due persone così meritano di essere conosciute e di ricevere un forte abbraccio.

    E nel frattempo stringo te ringraziandoti di questo pensiero :*

    Rispondi

    • Deborath
      Nov 03, 2011 @ 11:25:21

      Ciao Sò, grazie di essere passata… 🙂
      E’ davvero encomiabile il tuo desiderio di andare a far visita ai genitori di Marco e di farlo quando rimarranno soli, quando il silenzio sarà così assordante da rischiare di farti impazzire…
      Sei sempre splendida!!!
      Ti abbraccio forte e ti prego di dare un bacio enorme alla mia dolcissima Bab…
      A presto… 🙂

      Rispondi

  2. fabiana
    Ott 27, 2011 @ 22:34:48

    Ciao,
    grazie del testo dell’omelia! Davvero umana in tutto e così vicina a tutti noi.
    E’ vero un amico se ne va in Cielo …
    persona speciale e pulita.
    Due occhi come quelli del papà.
    Chissà che vuoto lascerà!
    Dobbiamo ricordarci di pregare per loro e per il nostro Valentino perché
    non so come e quando ne uscirà.
    Mi sembra che la prova più dura sia la sua.
    Grazie ancora e … ti aspettiamo di là sul blog di Angelo:
    c’è una domanda per te, se vuoi.

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 28, 2011 @ 09:08:42

      Ciao Faby, grazie a te per essere passata… 🙂
      L’omelia è stata spettacolare, piena di senso, di umanità, piena di parola di Dio attuata, spezzata, reale… Parola che dà vita e speranza…
      Dobbiamo pregare, sì…
      Per Valentino sarà dura: vivere con il rimorso di essere stato in qualche modo “causa” di questa tragedia, anche se, in realtà, non è così…
      Penso, tuttavia, che la prova più dura sarà per i genitori e per la sorella: sarà dura non avere più un “terremoto” del genere in casa, alzarsi per un’intera vita e non incrociare più, mai più il suo sorriso, non percepire più la sua voce e pian piano svanirà anche il suo odore….
      Ah, che cosa tremenda questa!!!!
      Beh, Faby, è meglio che mi fermi qui, altrimenti ricomincio a piangere e non ce la posso fare… 😦
      Mi parlavi di una domanda per me sul blog di Angelo… mmm…. non ne sapevo nulla, ma passo subito a vedere… Grazie per la segnalazione…
      Ti abbraccio forte forte e ti auguro una buona giornata… 🙂

      Rispondi

  3. Deborath
    Ott 27, 2011 @ 18:52:13

    Per chi non avesse assistito ai funerali di Marco in diretta tv, riporto il testo integrale dell’omelia del Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi, perchè credo che sia davvero degna di nota, molto bella, semplice, toccante e perchè rispecchia quello che tutti noi avremmo voluto dire a Marco…

    “Vorrei accostarmi al vostro dolore, carissimi papà Paolo e mamma Rossella, carissime Martina e Kate, e vorrei farlo con tutta la tenerezza che voi meritate e con il garbo di cui sono capace. Chi vi parla, non ha vissuto il dolore lacerante che vi brucia in cuore, ma permettetemi di venire a voi con l’abbraccio di tutti, con la preghiera di molti.

    Vi confesso che, per il groviglio dei sentimenti che mi si arruffano in cuore, ho fatto fatica a trovare le parole più giuste per questo momento. Fatemi citare allora quelle del nostro piccolo, grande don Oreste Benzi. Il giorno che morì, il 2 novembre di quattro anni fa, di fronte alla sua salma appena composta, trovammo scritte sul suo libretto Pane quotidiano, questo pensiero profetico: “Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa vita, li apro all’infinito di Dio”. So di condividere con voi, spero con tutti, questa incrollabile certezza: quando un nostro amico non vive più, vive di più.
    Ora, carissime sorelle, fratelli e amici, fate sottoscrivere anche a me le parole di papà Paolo: “Dicono che Dio trapianti in cielo i fiori più belli, per non farli appassire. Credo che sia così”. Passatemi un pennarello per far firmare anche a me lo striscione dei tantissimi amici: “Marco, ora insegna agli angeli ad impennare”.

    Fatemi rileggere ad alta voce le parole ritrovate ieri sul libro del nostro Punto-Giovane di Riccione, dove all’età di 18 anni, Marco aveva partecipato a una settimana di convivenza con i suoi compagni di liceo. Durante quei giorni aveva scritto: “Sono stato il ‘folletto’ (così si chiama il ragazzo che prega per un altro durante la convivenza) più scandaloso che la storia ricordi. Non ti prometto che pregherò per te in futuro, perché sicuramente me ne dimenticherei. Però lo farò questa sera, prima di andare a letto e cercherò di fare in modo che la mia preghiera valga anche per tutte le volte che non la dirò”. Negli stessi giorni una compagna di classe gli aveva scritto: “Quando ho scoperto che saresti stato tu il mio ‘protetto’ sono stata contenta. Tu, a differenza di molti altri, sei uno che non pretende dagli altri”.

    Personalmente ho incontrato Marco una volta sola, qualche mese fa, alla cresima della sorella Martina, ma ora che ho scoperto la sua schiettezza e la sua bontà, mi prende un amaro rimpianto: quello di non aver provato a diventargli amico. Sono sicuro che un amico così libero, trasparente e generoso, non mi avrebbe respinto per il solo fatto di essere io anziano o vescovo, anzi con lui avrei potuto anche discutere e perfino litigare, di quelle belle litigate che si possono fare solo tra amici.
    Ma adesso, fratelli miei, permettetemi che mi senta anch’io percuotere il cuore da quella domanda inesorabile: perché Marco si è schiantato domenica scorsa alle 9,55 sull’asfalto dell’autodromo di Sepang? Io non posso cavarmela ora con risposte preconfezionate, reperibili sulla bancarella delle formule pronte per l’uso. Sì, alle volte noi credenti pensiamo di svignarcela con l’allusione enigmatica a una indecifrabile volontà di Dio. Ci ripetiamo, instancabili: “è la volontà di Dio”, e non ci rendiamo conto che, sbandierando parole senza cuore, rischiamo di far bestemmiare il suo santo nome. Il mio animo si ribella all’idea volgare di un Dio che si autodenomina “amante della vita”, che mi si rivela come il Dio che “ha creato l’uomo per l’immortalità” (Sap 2,23″) e poi si apposta dietro la curva per sorprendermi con un colpo gobbo o una vile rappresaglia. Permettetemi di ridire sottovoce a me e a voi qual è questa benedetta volontà di Dio, con le parole pronunciate un giorno da suo Figlio sotto i cieli alti e puri della Palestina, mentre a Rimini si stava ultimando il ponte di Tiberio: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato. Che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno” (Gv 6,39).

    Datemi un po’ del vostro coraggio e aiutatemi ad abbinare, a quello di Marco, il nome dolcissimo del Maestro mio e di ogni cristiano. Voi lo conoscete: il suo nome non è di quelli che condannano a morte; lui si chiama Gesù, che significa “Dio-Salva”. Dove stava allora Gesù in quell’istante fatale in cui il corpo di Marco ha cessato di vivere? Stava lì, pronto per impedire che Marco cadesse nel baratro del niente e per dargli un passaggio alla volta del cielo. Sì, Gesù è il nome del Figlio di Dio che ha preferito me, te, ognuno di noi viventi, tra la sterminata folla degli esseri ibernati nell’abisso del nulla. Gesù è il nome del Figlio di Dio, mandato dal Padre come inviato speciale sulla terra, non a fare prediche sul dolore e sulla morte, ma a condividere la nostra fragilità, fino a morirne. È il nome del Figlio di Dio che si è lasciato inchiodare su una croce per stringerci tutti nel suo immenso, tenerissimo abbraccio, e ci ha offerto il segno più grande dell’amore: dare la vita per i fratelli. Gesù non è venuto a spiegarci il dolore né a salvarci dal dolore, ma ci ha salvati nel dolore e lo ha fatto con il suo sangue innocente. Gesù è il nome del Figlio di Dio che ci ha amati con l’amore più incredibile e ha definitivamente sconfitto la morte con la sua risurrezione. Perciò è sempre là, all’imbocco del tunnel della morte, pronto per afferrarci e portarci a godere la gioia senza più se e senza più ma.

    Gesù, che registra sul suo diario perfino un bicchiere d’acqua fresca dato con amore, domenica scorsa stava là a dire a Marco: “Grazie, per tutte le volte che mi hai abbracciato nei fratellini disabili della Piccola Famiglia di Montetauro. Grazie, Marco, per tutte le volte che mi hai fatto divertire tanto, quando hai partecipato alla gara delle karatelle nella festa patronale della tua parrocchia. Grazie, perché tutte le volte che hai fatto queste cose ai miei fratelli più piccoli, le hai fatte a me”.

    Ora, permettimi, caro Marco, di rivolgermi direttamente a te. La sera prima della gara hai detto che desideravi vincere il gran premio per salire sul gradino più alto del podio, perché lì ti avrebbero visto meglio tutti. A noi ora addolora non riuscire a vederti, ma ci dà pace e tanta gioia la speranza di saperci inquadrati da te, dal podio più alto che ci sia. Lasciaci allora dire un’ultima semplicissima parola: Addio, Marco. È una parola scomposta dal dolore, ricomposta dalla speranza: a-Dio!”

    Rispondi

    • angelonocent
      Ott 28, 2011 @ 03:55:09

      Mentre ascoltavo le parole del Vescovo, che ha saputo parlare al cuore della gente – ma non solo – ho versato lacrime di gioia.
      Il nostro campione ha vinto due mondiali: quello sulla MOTO e quello della VITA che è il podio più alto pensabile.

      I suoi funerali hanno fatto CORRERE LA PAROLA DI DIO.

      Nell’etere è echeggiato il messaggio di una gioiosa promessa: “rallegratevi che i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Lc 10,17-20).

      Rispondi

      • Deborath
        Ott 28, 2011 @ 09:15:29

        Papi, non sai quanto ho pianto anch’io: i miei sentimenti erano contrastanti, c’era gioia, dolore, rabbia, incertezza, paura, tristezza, immedesimazione…
        E’ stata davvero una giornata intensa quella di ieri: è vero io, fisicamente, non ero lì, ma il mio cuore, la mia mente, la mia anima erano in quella chiesa, trepidanti…
        E’ stata impressionante tutta quella partecipazione, Marco era un grande e lo ha dimostrato ieri più di ogni altro giorno…
        Lo ha dimostrato con tutto quello che ha dato alla gente e la gente era lì per ringraziare…
        Ti abbraccio forte forte e, mentre ascoltavo l’omelia, ho pensato a te fortemente: sono state pronunciate le stesse parole che tu avevi scritto qui il giorno prima…
        A testimonianza di come lo Spirito parli e, in questo caso, ha suggerito a tutti le stesse riflessioni su Marco…
        Ti rendi conto????
        Gente lontana e che non si conosce che ha avuto le stesse parole sussurrate dallo Spirito Santo su questo ragazzo…
        sai che ti dico? La stessa cosa che ho detto a mia mamma??? Che non mi dispiacerebbe vedere in processione la statua di un Santo sulla moto!!!! Che meraviglia che sarebbe e che grande esempio per i nostri giovani!!!!!
        Un bacio, papi, mi sa che ho parlato troppo… 😦
        Buona giornata… ♥

        Rispondi

  4. *VαLє Kια*
    Ott 27, 2011 @ 12:49:37

    Il tuo post rispecchia in pieno la sofferenza e l’incredulità con cui anche io ho appreso la notizia!
    Domenica ero da Cristian a festeggiare il compleanno della sorella, appena diventata maggiorenne…
    Vedo tutti sparire in casa della nonna, poi Cristian torna indietro e mi dice che è morto Simoncelli…
    C’è voluto un pò per capire chi era, perchè anche per me è quello coi tanti capelli…
    Son rimasta sconvolta e la voglia di festeggiare è sfumata via…
    Era un grande campione ma soprattutto era una delle poche persone nel mondo dello spettacolo che era trasparente!
    Rivedendo, tramite i contatti di facebook, una sua apparizione a Zelig mi son salite le lacrime agli occhi: il suo sorriso rimarrà nel cuore di molti e in un certo senso continuerà a vivere nelle persone che l’hanno conosciuto, che l’hanno amato, che lo seguivano nelle gare, che lo osservavano in tv…

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 27, 2011 @ 14:05:47

      Mia cara Vale, è proprio così…
      Anche a me vengono le lacrime agli occhi ogni volta che lo vedo nei filmati, per non parlare, poi, dell’intervista che ho visto due sere fa a Matrix: hanno parlato la mamma, il papà, la ragazza…
      E’ stato straziante, non riuscivo più a smettere di piangere, eppure loro avevano una tale dignità…
      Marco era speciale anche per questo, per la famiglia che ha avuto e per i valori che gli ha saputo trasmettere…
      Di certo, non ci sono molte persone come lui in giro ed è per questo che fa ancora più male quando se ne vanno proprio loro…
      Oggi ci sarà il funerale… 😦
      Ti abbraccio con tanta tanta tristezza nel cuore…
      Grazie di essere passata… ♥

      Rispondi

  5. Emilio
    Ott 27, 2011 @ 11:52:33

    Anch’io sono rimasto senza parole, non seguo le gare del moto Gp ma conoscevo questo ragazzo. Lui verrà ricordato per la sua schiettezza e semplicità, e in quel tipo di ambiente – dove girano tanti soldi – è davvero raro…. 😦

    Rispondi

  6. zebachetti
    Ott 26, 2011 @ 23:06:58

    Commentare questo tuo post così delicato pieno di sensibilità sgorga dal cuore è inutile sei un’ anima bella ciao Debby ciao SIC.buonanotte

    Rispondi

  7. sergiobaldin
    Ott 26, 2011 @ 09:45:14

    Carissima Debby, condivido tutto quello che hai detto tu, come pure Donatella e Angela, per citare solo quelle che conosco meglio, anch’io da poco appassionato di quello sport, ma che avevo ben presente quel ragazzo.
    Non so se un dolore così condiviso, direi quasi nazionale e non solo, aiuta a renderlo più sopportabile o lo fa diventare ancora più acuto.
    Forse è anche un’occasione per farci più consapevoli di quanto fuggevole sia la vita, che poi sembra sempre finire prima per chi non vorremmo, chi non lo merita.
    A me Simoncelli, col suo modo di essere così spontaneo e genuino, da bravo ragazzo, che avrei visto volentieri amico dei miei figli, averlo visto finire così tragicamente la sua vita è un pò come se fosse morto un figlio.
    Tra l’altro in questi giorni è morta per incidente una compagna di liceo di mio figlio (22 anni), così che ogni volta che passo dove ora c’è il mazzo di fiori, ed è ogni giorno, mi viene un groppo in gola, perchè ho già vissuto da vicino la morte di un ragazzo, che, anche se in realtà non lo era, di fatto era come se fosse un figlio.
    Io penso sempre che la nostra ora e dove e come sopraggiungerà è già scritto, noi siamo solemente risparmiati dal conoscerlo, ma non basta a consolare, specie il cuore di una mamma, per la quale il dolore sarà molto più insopportabile.
    Stiamole vicini con la preghiera sopratutto a le, am anche alle persone alle quali mancherà ora tantissimo, che sentiranno in ogni occasione il vuoto della sua mancanza!
    A te carissima Deborath, un abbraccio grandissimo che ti aiuti a non spegnere mai quel tuo immenso e dolcissimo sorriso!

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 26, 2011 @ 12:02:57

      Ciao Sergio, vedo che le sensazioni per la morte di Marco accomunano tutti noi…
      E’ una cosa così strana!!! Non sembra anche a te?
      Eppure, questo ragazzo ci ha fatti sentire tutti più uniti, come se davvero fossimo una cosa sola: è strano, tutti proviamo le stesse cose, lo stesso senso di incertezza e di smarrimento, lo stesso sgomento, la stessa tristezza, ma, contemporaneamente, riguardando il suo sorriso, non possiamo far a meno di sorridere a nostra volta…
      E’ bello questo sentimento di unità… Sempre più difficile da provare e da sperimentare in questa vita che va sempre troppo di fretta…
      Mi dispiace molto per la compagna di tuo figlio…
      E’ una brutta botta…
      L’ho provata io stessa sulla mia pelle e quando ancora ero al liceo: in III una mia compagna ci ha lasciati per colpa di un maledetto incidente stradale e non perchè era ubriaco l’autista o perchè rientrava da una serata in discoteca, bensì perchè era di ritorno da una visita medica con la mamma e tutta la famiglia…
      E’ stato doloroso, choccante e ti dirò, forse non ci crederai e, forse, sembrerà una frase di circostanza, ma anche lei era molto più grande della sua età, dimostrava più anni ed aveva una maturità che noi ci sognavamo all’epoca, si chiamava Stefania, e noi la chiamavamo “Mamma Stefy”… Era una ragazza stupenda, speciale, molto profonda e sensibile, sempre allegra e sorridente… Davvero una grande perdita per noi che non abbiamo più potuto frequentarla e non abbiamo più potuto imparare da lei…
      Una cosa ce l’ha insegnata però: che la vita è dura e difficile, ma che bisogna sempre affrontarla con responsabilità, coraggio e con il sorriso…
      E’ proprio vero che, comunque, vanno via sempre i migliori… 😦
      Del resto, se andiamo in un giradino a cogliere un fiore, mica prendiamo quello senza petali o già appassito??? Tra i tanti, cerchiamo sempre di prendere il più bello…
      Un bacio, Sergio, e perdona la lunghezza… ♥

      Rispondi

      • sergiobaldin
        Ott 26, 2011 @ 13:34:05

        Bello ed originale l’esempio del cogliere il fiore in giardino, rende molto l’idea.
        Verrebbe da dire che meno male che c’è stata anche la fine di Gheddafi, anche se in maniera non certo degna di un popolo civile, così un pò ha contribuito a riequlibrare la qualità di chi se n’è andato, altrimenti erano si fra i migliori!
        Condivido il tuo pensiero sul senso di accomunarci che questi eventi poi concorrono a far provare, io l’ho sentita forte ogni volta che c’erano ritorni mesti e poi funerali di nostri soldati all’estero, sopratutto dopo Nassirya!
        Un bacio, sei sempre molto cara!

        Rispondi

        • Deborath
          Ott 26, 2011 @ 13:49:13

          Proprio ieri mia mamma mi raccontava questa storia del fiore nel giardino…
          Mi diceva che una sua prozia aveva perso un figlio di 20 anni e non riusciva a darsi pace, si era allontanata dalla chiesa ed era disperata; poi, un giorno, il parroco andò a trovarla e le disse: “Se tu vai in un giardino quale rosa raccogli per metterla al centro della tua tavola? Quella tutta sbocciata e che perde già tutti petali o il bocciolo appena schiuso, con un colore rosso brillante ed i petali ancora di velluto?” Lei rispose: “Il bocciolo!”… Ed il prete: “Anche il Signore ha voluto il fiore più bello, tuo figlio!”…
          Un caro abbraccio…

          Rispondi

  8. angelonocent
    Ott 26, 2011 @ 03:40:28

    DAL LIBRODI GIOBBE

    Gb 19,1.23-27

    Rispondendo Giobbe disse:

    «Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse con stilo di ferro sul piombo, per sempre s’incidessero sulla roccia!

    Io lo so che il mio Redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!

    Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio.

    Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero».

    Parola di Dio.

    ROMANI 5,5-11

    “Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.

    RENDIAMO GRAZIE A DIO!

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 26, 2011 @ 09:19:02

      Ciao Papino mio, grazie di essere passato…
      Sai cosa penso? Che hai fatto molto molto male a non “reclutare” anche Marco tra noi Globulini rossi… Penso che sarebbe stato un “Globulo” davvero molto valido ed anche molto molto veloce, tanto da arrivare a 300 km/h lì dove mancava l’ossigeno…
      Ieri ho scoperto molte altre cose su di lui, attraverso i racconti del padre, del parroco e di una ragazza che prestava servizio in una comunità per disabili, sita vicino alla casa di Marco…
      Hanno raccontato che era stato lui a cercare questa comunità, perchè ne aveva sentito parlare ed ha fortemente voluto andarci…
      Il padre raccontava che lui faceva davvero fatica anche solo a guardare quei ragazzi in quelle condizioni, mentre Marco, invece, andava a trovarli e non solo li guardava come se fossero normali, ma addirittura li accarezzava, li abbracciava, li baciava; trasmetteva loro tutto il suo amore…
      Raccontava ancora il padre la profondità di questo ragazzo di 24 anni, le riflessioni che faceva… Diceva: “Se possiamo andare al supermercato e prendere tutto ciò che ci piace senza guardare il prezzo, allora vuol dire che siamo ricchi, babbo!” (M. S.)
      Continua il padre, dicendo, che a Marco non è mai importato nulla dei soldi, che lui viveva per le piccole cose e che se le è godute tutte queste piccole cose: dalla sua piccolissima cameretta, al suo giardino, al suo cane…
      Amava la sua vita, fatta di cose semplici e di grandi valori umani…
      Lo sento, stranamente, molto vicino a me, al mio modo di essere…
      Non so perchè, ma lo sento davvero vicino…
      Ti abbraccio forte forte…
      E grazie ancora… ♥

      Rispondi

      • angelonocent
        Ott 26, 2011 @ 19:28:39

        Il fatto è che io Marco l’ho conosciuto solo adesso e mi andavo dicendo che non è possibile questa partecipazione popolare solo per il fatto di essere un capione motociclistico.
        Ora tu mi illuminato su quanto sospettavo ma che non riuscivo a trovare da nessuna parte. E così tutto si spiega. Perché la gente ha naso.

        Un Globulo Rosso mancato? No. Uno di noi, un ragazzo migliore di noi, a disposizione di Dio, comme vorremmo essere noi globuli rossi. Perché Marco ha saputo riconoscerlo nelle persone più fragili di lui.

        Ora appare in tutta la sua fragilità di uomo mortale. Come se fosse stato chiamato a toccarla con mano, a condividerla in prima persona. Ma è nella visione di quel Dio che tante volte ha accarezzato nei fratellini sfortunati e diversamente abili che amava frequentare.

        E’ parola del Signore: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. (Mt 25,40).

        A noi non resta che pregare per lui e con lui, considerarlo intercessore, metterlo alla guida di un’ambulanza e farlo intervenire dove necessitano ossigeno e trasfusioni di speranza. Vedrai che sarà lì sul posto come un razzo.

        Rispondi

        • Deborath
          Ott 26, 2011 @ 20:05:35

          Ne sono certa: lui correrà ora più che mai verso tutti coloro che avranno bisogno…
          E’ stato davvero un grande ragazzo, una persona speciale, e sempre, in questi casi, vanno via troppo troppo presto ed in malo modo…
          La gente lo amava, non perchè era un campione motociclistico, tanti ce ne sono e passano totalmente indifferenti… Marco no!!! Era amato per il suo modo di essere, per il suo modo di porsi, per la sua scansonata ironia, per la sua sconfinata simpatia, per la sua umiltà, per il suo saper trattare la gente, tutta la gente, come se fosse parte di sè, della sua vita, del suo mondo…
          Aveva intessuto grandi rapporti veri con tutti (così dicono i giornalisti che lo hanno conosciuto e che gli sono stati accanto), gli piaceva giocare a scopone e fare grandi cene con i ragazzi del suo team…
          Non andava mai a mangiare prima che tutti avessero finito il loro lavoro e li voleva tutti accanto, sempre…
          Tutti coloro che gli stavano intorno lo amavano e si sentivano amati da lui, si sentivano considerati, si sentivano importanti e speciali,perchè lui aveva la capacità di farli sentire così, speciali, unici…
          Come, in realtà, ognuno di noi lo è per Dio…
          E’ stato davvero un “personaggio” speciale e rimarrà sempre nel cuore di tutti…
          E’ per questo che io ho voluto dedicargli questo post, pur rischiando di risultare banale o patetica, ma il mio cuore mi spingeva a questo, non mi lasciava tranquilla e così, ho deciso di seguirne la voce… la voce del cuore…
          Ti voglio bene… ♥

          Rispondi

  9. Ben
    Ott 25, 2011 @ 23:04:43

    Ciao Debth,
    le emozioni che stai provando tu avrei potuto scriverle anch’io, tanta è la somiglianza. Un ragazzo quasi sconosciuto che, improvvisamente, appartiene ai nostri cuori. Quelle immagini viste e riviste, un perchè che non troverà facilmente una risposta o, forse, non la troverà mai. Quei pochi centimetri a decidere le sorti di una vita, una giovane vita. Tante le domande che sorgono, con una risposta che potrà arrivare solo dal cuore o dalla fede.

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 26, 2011 @ 09:10:14

      E già, è proprio così… 😦
      Marco era un ragazzo con grandi sogni e grandi valori: avrebbe potuto essere un esempio per tutti i nostri ragazzi…
      La sua tenacia, i suoi sogni, il senso dell’amicizia vera, la sua spontaneità…
      E’ rimasto a me un grande vuoto nel cuore, figurati a chi lo ha conosciuto e amato…
      Ieri ho visto un’intervista di chi lo conosceva, dei genitori, della ragazza, e mi sono convinta ancora di più del fatto che fosse proprio così come io lo percepivo…
      Un abbraccio, Rob, non c’è molto altro da dire; c’è solo da rimanere in silenzio e riflettere…

      Rispondi

  10. Rita
    Ott 25, 2011 @ 22:35:08

    Uno delle mie competenze come Ufficiale dello Stato Civile è quello di redigere atti di morte e per me è una tragedia ogni volta che mi capita di dover scrivere quello di un giovane morto tragicamente. Tra il 2009 e il 2010 ne sono morti tanti a Nocera Superiore ed io, pur non conoscendoli di persona, ho provato ciò che è capitato a te con Marco.
    Come campione di moto conosco solo Valentino Rossi; ho conosciuto Marco Simoncelli quando è ormai è troppo tardi per apprezzare le sue doti di pilota e la sua simpatia. La sua morte ci offre tanti spunti di riflessione, ma una cosa è certa: solo la fede può aiutare i suoi genitori e quanti lo hanno amato. Ciao Deborath. Ti abbraccio forte forte .

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 25, 2011 @ 23:01:39

      Rita mia, so che cosa intendi quando dici che per te è una sofferenza enorme redigere gli atti di morte di ragazzi andati via tragicamente… Anche perchè, immagino, che tu, poi, abbia anche a che fare con i genitori e vedi il dolore nei loro occhi, vedi la morte nei loro visi e la percepisci nei loro cuori e nei loro gesti…
      La tua sensibilità è estremamente fine, è per questo che anche tu, come me, ci stai male…
      Solo la fede può aiutare tutta questa umanità sofferente…
      Ti abbraccio forte anch’io Rita…
      Ti voglio bene… ♥

      Rispondi

  11. Angela
    Ott 25, 2011 @ 20:16:57

    Carissima Deborath, siamo rimasti sconvolti tutti quel giorno e mio figlio non la smetteva di piangere, era molto giovane e tutta la vita davanti a sè. E’ difficile farsene una ragione. Ti abbraccio e chissà se magari un giorno quel messaggio del sogno non possa arrivare davvero a sua sorella, io credo molto a queste cose e se deve essere in qualche modo accadrà.

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 25, 2011 @ 21:51:55

      Già, Angela, è terribile…
      Hai detto bene: aveva tutta la vita davanti, tante esperienze ancora da fare, tante persone da amare, da abbracciare…
      E’ davvero una tragedia, povero ragazzo, povera famiglia, distrutta dal dolore…
      Per quanto riguarda il messaggio: chi lo sa? Chi può dirlo? Anche io ci credo in queste cose e se dovrà essere sarà…
      A presto, cara…
      Un bacio e buona serata…

      Rispondi

  12. Donatella
    Ott 25, 2011 @ 17:48:05

    E’come se se ne fosse andato un amico…anche se non seguivo spesso le gare, mi ha sempre colpito questo ragazzo, con la sua simpatia e il suo sorriso contagioso.
    Non posso neanche pensare al dolore della famiglia, deve essere inimmaginabile. Hai ragione, solo Dio in questo momento può dar loro conforto e coraggio.
    Ciao mia dolcissima Debby, un abbraccio

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 25, 2011 @ 21:49:21

      Ciao Dony, allora è così anche per te???
      Sai, a volte, mi sembra di essere fuori dal mondo: mi sembra sempre di essere esagerata nelle cose, ma sai, soprattutto dopo la morte di mio padre, determinate cose mi toccano e mi choccano, forse perchè quello della perdita di una persona cara per me è stato un dolore che ha letteralmente sconvolto tutta la mia vita, il mio modo di essere, il mio modo di fare, il mio modo di pensare, di vedere e di intendere la vita…
      E così, eccomi qui, sono sempre io, estrema nelle mie manifestazioni, qualunque esse siano…
      Ti abbraccio forte forte… 🙂

      Rispondi

  13. lucetta
    Ott 25, 2011 @ 13:23:46

    Ti è sceso un velo sugli occhi e sul cuore perchè PER NOI esseri umani, (anche se crediamo…se diciamo di voler bene al Signore e crediamo al Suo Amore per noi,) la vita terrena rimane sempre la cosa più bella che ci sia e rispetto alla vita eterna conta molto molto molto di più. Non è forse vero??? Tanti giovani perdono la vita per i più svariati motivi e la morte di questo giovane “idolo” del motociclismo non mi colpisce più del fatto che ogni giorno muoiono bambini e giovani che magari non sono riusciti a realizzare le proprie “passioni” nel senso buono della parola come invece è capitato a Marco Simoncelli. Ciao Debby e ricorda che la vita è un dono da spendere bene, è un passaggio, è un cammino per la VITA VERA che ci aspetta….solo pensando così si può sopportare tutto ciò che succede e capirne il senso. Penso ai suoi genitori…sappiano trovare conforto nella FEDE.

    Rispondi

    • Deborath
      Ott 25, 2011 @ 14:26:15

      Cara Lucetta, tu hai ragione sul fatto che, pur essendo credenti, pur amando Dio, la vita terrena è la cosa più bella che ci sia, però, sai che ti dico? Che, sebbene la vita eterna sia più importante di questa, comunque vale la pena di viverla questa vita terrrena e che quando muore un ragazzo di 24 anni in questo modo è molto molto doloroso…
      Tu definisci “idolo” Marco, beh, per me non lo era: ho già specificato che non sono tifosa, che non amo questo sport, per cui non considero un idolo questo ragazzo, ma un ragazzo come noi, come tanti…
      E’ anche vero quando dici che molti altri ragazzi, morti in incidenti o per altre cause, non hanno potuto realizzare i loro sogni, come aveva fatto Marco, ma credo che lui, come tutti gli altri avesse ancora molto da fare e molto da dare, ai suoi genitori, a aua sorella, ai suoi amici, alla sua fidanzata…
      Aveva una vita davanti e, sebbene, io sappia perfettamente che ora vive la vita eterna, da essere umano non è facile accettare questo, non è facile comprendere questo mistero: il mistero della vita eterna…
      Perdonami, Lucetta, ma mi viene davvero difficile…
      Anche io penso ai suoi genitori: due secondi prima felici, sereni,orgogliosi di questo figlio ed ora stroncati dal dolore per una perdida inaccettabile, inspiegabile, assurda!!!!
      Ma ci pensi a sua madre, che magari stava guardando la gara da casa???
      Dio mio!!!!
      Solo Lui può dare loro la forza di accettare una simile tragedia…

      Rispondi

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